Comunicato stampa sull’ospedale di Niscemi

Foto della grande manifestazione a difesa dell’ospedale di Niscemi del 12 gennaio 2014.

 

 

L’ospedale di Niscemi è salvo! Bene, benissimo. O no?
Assistiamo in questi giorni a una farsa, al giubilo dell’amministrazione comunale, dei partiti politici e delle associazioni che reclamano il merito di aver “salvato” l’ospedale di Niscemi dalla chiusura. Ma quella che sembrerebbe una buona notizia per la comunità niscemese nasconde un’insidia e una certificazione: l’ospedale è salvo solo perché Niscemi è una «zona ad alto rischio ambientale».

Una definizione nuova, richiesta da molti. Probabilmente un trucco, non solo linguistico. Perché se, come movimento No Muos, abbiamo più volte portato migliaia di niscemesi in piazza a difesa dell’ospedale lo abbiamo fatto affinché ci fosse un’attenzione maggiore nei confronti del territorio, una strategia nell’azione di prevenzione e non il mero salvataggio di una struttura locale.

La definizione di «zona ad alto rischio ambientale», che condividiamo non a caso con Augusta, infatti si limita a salvare un nosocomio con qualche posto letto e un pronto soccorso. Ma ci appare incredibile come la Regione certifichi la pericolosità della nostra zona senza fare un passo in avanti nel tentativo di annullare le cause del rischio ambientale. Anzi, ci pare superfluo ricordare che la costruzione del Muos porta proprio la firma della regione e di Rosario Crocetta.

Allora non sarà certo il pronto soccorso, reparto necessario e indispensabile per una città, a mitigare gli effetti del petrolchimico di Gela o del Muos ma bisognava fare di più. La schizofrenia dell’ente regionale, che ha negato gli effetti nocivi del Muos in qualunque circostanza e che ora dichiara l’area ad alto rischio ambientale, ci appare più come una querelle tra poteri e bilanci che un sistema di salvaguardia per i cittadini.

Anche perché la definizione di “zona a rischio ambientale” è in contraddizione con la puntuale assenza di indicazioni da parte dell’ARPA, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, in merito all’inquinamento elettromagnetico dovuto alle antenne NRTF in una area già fortemente compromessa dalla qualità dell’aria (come certifica il D.A. 268 del 2015). Sarebbe oltremodo opportuno che l’ARPA, competente per territorio, esercitasse le sue funzioni in materia di prevenzione e tutela ambientale in merito ai danni dell’elettromagnetismo recuperando l’assenza pluriennale di un piano efficace di monitoraggio della zona. Tentativi di negare e minimizzare, anche pubblicamente, danni e rischi sono, infatti, ormai annullati dalla stessa indicazione di “zona a rischio ambientale” e cozzano con i risultati di rigorosi studi indipendenti, oltre che con l’etica e la professionalità che i cittadini attendono da chi è preposto a salvaguardare l’ ambiente e il territorio… “
Se Niscemi ricade in una «zone ad alto rischio ambientale» i fattori di inquinamento vanno immediatamente neutralizzati, i danni già compiuti andrebbero mitigati con la presenza di strutture di eccellenza e reparti appropriati. Invece sembra quasi che dovremmo ringraziare qualcuno per averci concesso questo status, come se fosse un vanto.

Intanto la vita andrà avanti lo stesso, sapendo di vivere tra numerose fonti di inquinamento imposte al territorio. Ci consoleremo con qualche spicciolo nuovamente?

Ci permettiamo di suggerire a politicanti e direttori generali una revisione di questo scellerato piano, privo di qualunque azione preventiva, di una seria revisione dei reparti ed in particolare di quelli oncologici e di azioni atte a mitigare l’inquinamento: prendete, almeno una volta, posizione contro il Muos! Le antenne vanno smantellate, il territorio bonificato e riqualificato!

Solo allora potreste dichiarare il territorio a rischio ambientale. Con la coscienza pulita di chi ha fatto qualcosa affinché la situazione cambi.

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