DENTRO E OLTRE IL CAMPEGGIO

Abbiamo aspettato diversi giorni prima di raccontare in maniera organica cosa sia accaduto durante questo campeggio di lotta No MUOS, svoltosi dal 4 al 6 agosto nel presidio di Niscemi, perché ci siamo resi conto di aver vissuto un vero e proprio laboratorio politico e sociale parecchio intenso, ricco di contenuti, di momenti importanti, di dibattiti, di idee e di interazioni sociali. Per questo abbiamo sentito l’esigenza di analizzare con calma e accuratezza tutto ciò che siamo riusciti a creare.
Una piccola cosa va ricordata: questo presidio era totalmente sgombero e privo di qualsiasi tipo di servizio, visto che negli anni è stato attaccato e vandalizzato più volte, ma non ci siamo mai scoraggiati. Il primo grande risultato è stato rimetterlo in piedi, creando impianto idrico, bagni, docce, cucina, zona tende e quant’altro.

 

 

 

 

 

Il campeggio è iniziato ufficialmente con l’assemblea pomeridiana di venerdì 4 agosto. E’ stata colta l’occasione per spiegare quali sono le prospettive di questo movimento e il senso di questa lotta, e dunque la necessità in questo campeggio di rilanciare la mobilitazione e riportare al centro dei percorsi politici delle realtà sociali, associazioni, comitati di lotta territoriali presenti, il tema dell’imperialismo e delle sue guerre. Questa scelta deriva da un’analisi molto semplice e per noi palese: la tendenza alla guerra aumenta, la fase imperialista diventa sempre più evidente (il capitalismo dunque ha raggiunto la sua fase suprema), quindi emergono sempre più contraddizioni, che noi dobbiamo fare esplodere. Per farlo abbiamo bisogno di calarle nei territori, radicarle nei quartieri popolari, laddove risiedono le masse popolari, la classe sfruttata, i lavoratori e i disoccupati, chi aspetta anni per un permesso di soggiorno, chi non riesce ad avere un tetto sopra la testa, chi non ha la possibilità di curarsi.
La questione della guerra imperialista deve dunque emergere nei territori e per farlo ha bisogno di vivere con le altre lotte sociali. Basti pensare alla contraddizione che c’è stata a Niscemi e che abbiamo posto in evidenza durante la manifestazione dell’1 luglio: da un lato un base super tecnologica, dall’altro un paese senza acqua nelle abitazioni.
Decine e decine di interventi, tante belle analisi, molta convinzione: durante la prima assemblea abbiamo iniziato ad assaporare il gusto di questo campeggio, l’intensità che lo ha caratterizzato, la vivacità che lo ha reso, come dicevamo all’inizio, un laboratorio sociale e politico.


Dopo l’illustrazione del programma, abbiamo rimandato analisi e proposte concrete alla giornata del 5 agosto, nei quattro tavoli di lavoro: scuola, università, immigrazione e lavoro.
Dopo una cena comunitaria molto partecipata e nel bel mezzo di un caldo torrido, abbiamo assistito a un momento artistico, con lo spettacolo teatrale “La rivoluzione che verrà” di Samuele Carcagnolo, interpretato insieme ad Anna Picone.

 

 

 

 

 

 

Subito dopo lo spettacolo ci siamo avviati con dei lumi, utili ad illuminarci la strada, attraverso Contrada Ulmo, verso il cancello 1 della base militare statunitense intonando cori e slogan. Una passeggiata simbolica attorno alla base, che ha visto un taglio di reti e l’accensione di alcune torce davanti al cancello 1. Seguiti da Digos e militari dentro e fuori la base, siamo tornati in presidio a notte fonda.

Il sabato mattina ci siamo suddivisi nei quattro tavoli di lavoro ,mentre nel pomeriggio si è svolta l’assemblea plenaria ,che ha fatto emergere quanto è stato detto in ogni singolo tavolo. Alcuni elementi hanno accomunato le quattro discussioni: innanzitutto è stata assunta la tematica della guerra imperialista, punto di partenza delle riflessioni di ciascun tavolo; dopodiché elementi come radicamento nei territori, egemonia culturale, comunicazione, ricomposizione di classe, sono stati centrali e condivisi da tutti e in tutti i tavoli.

Il dato significativo e che mettiamo in rilievo è che durante i tavoli si ha avuto la possibilità di creare un momento di vivace confronto e di scambio dialettico intorno ai 4 temi proposti in cui sono emerse posizioni, seppur nelle loro differenze, che hanno considerato caposaldo la stretta connessione tra imperialismo e guerra e il risvolto che questa ha all’interno dei temi trattati. Pur non avendo avuto la pretesa di arrivare a una sintesi, anche per il ristretto tempo a disposizione, tuttavia si ritiene molto positivo l’aver avviato queste discussioni che ci auspichiamo siano materia di ulteriori confronti e scambi nel prossimo anno politico, riprendendo la riflessione collettiva su questi temi che da qualche tempo rischiava di languire. Di seguito elenchiamo i punti salienti venuti fuori dai tavoli.

Partendo dal mondo della formazione abbiamo notato l’esigenza comune di creare all’interno dei luoghi di studio un fermento culturale tale da trasformare il “cimitero della cultura” in un laboratorio di discussione e creazione politica. E’ emersa la necessità di un nuovo paradigma educativo che ponga al centro dell’attenzione la crescita dello studente, l’educazione reale e non quella nozionistica. Le riforme che hanno interessato scuola e università degli ultimi due decenni ci hanno dimostrato come l’interesse delle classi dominanti sia quello di aziendalizzare sempre più i luoghi di studio, rendendoli sempre meno vivibili da un punto di vista sociale, sempre più simili a posti di lavoro, abituando così gli studenti alla logica dello sfruttamento (basti pensare all’alternanza scuola-lavoro) o alla logica della competizione (basti pensare alla vita universitaria). Questo implica meno spazi di discussione, meno possibilità di decidere sul proprio percorso formativo, meno tempo per socializzare, e dunque scarsa qualità culturale.
In tal senso è stata tenuta in considerazione l’idea di recuperare spazi ed autogestirli: avere aule all’interno dei luoghi di studio gestite dagli studenti permette una maggiore agibilità politica, un oggettivo aumento delle possibilità di incidere all’interno del proprio luogo di studio, un’evidente occasione di poter trattare alcune tematiche, raramente prese in considerazione, come le guerre imperialiste. In entrambi i tavoli studenteschi è stata discussa la possibilità di creare una piattaforma, quale nuovo mezzo di comunicazione tra gli studenti, che serva a trattare la questione della guerra imperialista e del MUOS di Niscemi ed anche a rilanciare diverse mobilitazioni tra l’autunno e l’inverno, come una manifestazione nazionale studentesca No Muos a Niscemi.

 

 

 

 

 

Il tavolo lavoro ha fatto emergere prima di tutto la fitta connessione tra lavoro e guerra imperialista, legata a sfruttamento, diseguaglianza sociale e precarietà.

In secondo luogo si è analizzato in sintesi il mondo del lavoro: quello di industria è stato accorpato al grande calderone dei servizi, ragion per cui negli ultimi decenni si parla di terziario avanzato o di settore “fantasma” , caratterizzato dal mero lavoro nero ( senza diritti, con piccola retribuzione) o dal lavoro nero legalizzato, come i contratti a prestazione, o i voucher.
Si è ritornati a parlare del rapporto dialettico lavoro/imperialismo. Le basi mortifere sparse nel nostro territorio sono spazi tolti ai nostri contadini; le folli spese militari all’interno del mercato bellico sono soldi tolti dalle tasche dei lavoratori, mentre le scuole continuano a crollare e gli ospedali a chiudere. D’altronde l’Italia è uno dei protagonisti del mercato bellico con i suoi sporchi affari e accordi, ed è responsabile di destabilizzazioni e migrazioni. Tutte le persone che decidono di andar via dal proprio paese per approdare sulle nostre coste non diventano altro che un “esercito industriale di riserva“, utile ad abbassare il costo del lavoro e a generare la guerra tra poveri: da un lato troviamo lavoratori italiani già sfruttati e sottopagati, o disoccupati o precari, dall’altro migranti che vertono in condizioni anche peggiori e che vivono sulla propria pelle tutte le contraddizioni possibili e immaginabili.
Il tavolo lavoro ha quindi deciso di diffondere un appello comune all’interno della pagina No Muos, chiedendo ai compagni di riflettere sulla stretta connessione tra guerra imperialista e sfruttamento dei lavoratori, inserendo questo tema all’interno delle lotte e delle vertenze che ciascuna realtà porta avanti quotidianamente.

Proprio da questa stretta connessione si è mosso il dibattito nel tavolo immigrazione. Considerando la deriva a destra nel panorama nazionale, è emersa la necessità di calarsi nei singoli territori per sostenere (senza sfociare nell’assistenzialismo) questa gente, in cerca di un futuro migliore. Materialmente, per essere incisivi e rendersi utili, bisogna innanzitutto liberarli da questa categoria che i media e politicanti gli hanno creato attorno: immigrato. Per fare questo bisogna inserirli all’interno di un ragionamento un po’ più complessivo ed essere consapevoli del fatto che sono facenti parte della classe di riferimento: quella degli sfruttati. Il piano sul quale bisogna muoversi è certamente vertenziale e poggia su una base come quella del “controllo popolare”, cercando il più possibile di avviare tutti i processi verso la regolamentazione che permette ad ogni singola persona di liberarsi fisicamente dallo stato di migrante, cioè di colui che si muove nello spazio, di colui che è mobile. L’altro piano sul quale bisogna lavorare è quello comunicativo: i livelli di comunicazione individuati sono due, di cui il primo mira a creare un tipo di narrazione diversa nei territori, dove risiede la nostra classe di riferimento; il secondo invece deve porsi su un piano di rivendicazione mediatica più generale e ampia.

Al termine di questa partecipata assemblea plenaria abbiamo lasciato spazio ad una cena popolare , allietata dalle note dei Figli Dell’Officina, gruppo siciliano che con le sue movimentate canzoni popolari ci ha ricordato il piacere della musica, strumento di lotta ,amore e riflessione. Il concerto è volato via in fretta, accompagnato da un lato dai balli spensierati dei compagni campeggianti, dall’altro dalla soffocante presenza di svariate volanti della polizia e dei militari appostate intorno al presidio fino a notte fonda.

L’ultimo giorno di campeggio, domenica 6 agosto, si è aperto all’insegna di un’importante testimonianza di resistenza , quella della rivoluzione del Rojava, dataci da Paolo di Pachino, ex combattente dell’YPG, le forze armate del Kurdistan siriano che hanno respinto l’assalto dell’Isis, tagliandone l’accesso al confine con la Turchia . Molte le domande e le curiosità che hanno arricchito il racconto di Paolo, rammentando i principi di solidarietà e di internazionalismo militante che sono alla base di qualunque movimento antimperialista e anticapitalista.

 

 

 

 

 

 

Il campeggio si è concluso con la manifestazione della domenica pomeriggio, alla quale hanno partecipato duecento persone circa. Il corteo di è mosso lungo la Contrada Ulmo, affiancando continuamente la base militare. Durante il percorso si è accennata qualche battitura simbolica nelle reti, suscitando l’irritazione di tutte le forze dell’ordine impiegate per questo corteo (numeri e composizione esagerata: polizia, carabinieri, agenti a cavallo, digos, cinofila, finanza, polizia in elicottero, forestale). Arrivati al cancello 1 sono partiti alcuni colpi di fuochi d’artificio. Subito dopo ci si è avvicinati al cancello 1 iniziando una battitura nel cancello. Dopo una manciata di secondi la polizia ha iniziato a sparare qualche lacrimogeno, provocando dei malesseri verso un manifestante. Il corteo determinato e per niente impaurito si è ricompattato, continuando a lanciare cori e slogan contro il muos, le guerre e contro chi militarizza fisicamente i nostri territori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Così si sono concluse queste tre giornate di campeggio, che sono state motivo di riflessione, condivisione, creazione, lotta, felicità, spinte da una dilagante volontà di rivalsa, voglia di rilanciare la lotta e consapevolezza di dover fare sempre, e sempre di più. Perché laddove esistono contraddizioni può esistere una lotta. Laddove esiste una lotta esiste sempre la possibilità di determinare il presente, trasformarlo, per scrivere un futuro certamente migliore.

Con un pensiero rivolto ad Ale e Orazio, ancora in stato di arresto per le manifestazioni NOG20 ad Amburgo dello scorso mese. Tutt* Liber*
La battaglia è ancora aperta!
NO MUOS FINO ALLA VITTORIA !

PROSSIMI APPUNTAMENTI:
-L’1 settembre, in occasione della premiazione del Movimento No MUOS ad Aachen (premio per la pace), iniziativa in piazza a Niscemi con diretta Skype (in fase di definizione);
-L’assemblea del campeggio No MUOS ha deciso di aderire all’appello “Per un’azione globale contro le basi militari” che invita, per la prima settimana di ottobre e nello specifico sabato 7, alla mobilitazione;
-12 dicembre maxi processo per i fatti del 9 agosto 2013 e 25 aprile 2014.

Link facebook dove sono contenute tutte le foto di questo campeggio di lotta:

https://www.facebook.com/pg/CoordinamentoNoMuos/photos/?tab=album&album_id=1568367806564266

 

MOVIMENTO NO MUOS

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