Di Muos, Tav e ospedali. (Riflessione collettiva da Niscemi)

La chiusura del punto nascite a Susa ha un gusto amaro, di già visto. Ma cosa c’entra il movimento No Tav con l’ospedale? Esattamente quello che c’entra il movimento No Muos con la chiusura dell’ospedale di Niscemi. Niente. O tutto.

Da una parte l’evento: sembra che qualcuno voglia punire i territori rivoltosi. Tu non vuoi il Tav, non vuoi il Muos? Bene, ti chiudiamo il punto nascite, poi continueremo con l’ospedale. E no, non può essere un caso. Perché come sempre chi gestisce i servizi pubblici è nominato dal potere, si trova a ricoprire ruoli decisionali solo grazie alla politica, ed è alla politica che deve rispondere e obbedire. Oltre l’evento in sé, oltre la manifestazione che ieri ha invaso la città di Susa è necessaria una riflessione profonda su quello che vuol dire “fare movimento”. E allora non è un caso che il movimento No Tav si occupi di punti nascite, così come il movimento No Muos si è occupato di strade, acqua e ospedali. La  capacità di abbandonare il meccanismo della delega passa attraverso la capacità di dissenso, di auto organizzazione, di azione diretta dei movimenti che riesca a diventare blocco di resistenza popolare. Ad un maggiore fermento sociale corrisponde sempre una maggiore capacità di resistenza delle popolazioni in lotta, una sorta di epidemia che riesca a ripartire dai bisogni agganciando il consenso popolare delle classi popolari sfruttate, usate come cavie.

Quando organizzammo lo sciopero contro la chiusura dell’ospedale furono in tanti, principalmente tra i politicanti locali, a chiedersi cosa diavolo c’entrassero i No Muos con la paventata chiusura dell’ospedale. Fu inutile provare a spiegare il profondo collegamento tra un movimento che è, anche, di difesa territoriale con una vertenza di tale importanza. Allo stesso modo durante lo Sciopero sociale del 21 novembre, quando abbiamo portato in piazza un migliaio di persone sulla questione acqua, strade e spazzatura, oltre che il Muos a qualcuno è parso di difficile interpretazione il collegamento tra le varie questioni.

A noi, come ai valsusini, invece il collegamento appare chiaro, indissolubile, dovuto. Capovolgere l’esistente, contrastando e resistendo a quei meccanismi politici che considerano i territori merce di scambio per corrotti, affaristi e guerrafondai.
Per questo siamo No Tav, No Triv, No Tap e tanti altri No. Perché sulle macerie dell’attuale è necessario ricostruire una socialità diversa che abbia anzitutto come priorità fermare la distruzione, la devastazione, il saccheggio dei beni e dei territori in favore dei pochi. La costruzione di un “no”, di tanti “no”, come tanti focolai diffusi e che riesca ad ampliarsi fino a diventare un enorme incendio. Dopo l’incendio potremo allora pensare di ricostruire. Per ora diciamo No alla chiusura degli ospedali, no al Tav, no al Muos. Perché quello che vogliamo in fondo è solo tutto.

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