Fermiamo la guerra

Da Sigonella riparte l’avventura coloniale a comando Usa

Fermiamo la guerra in Libia, rompiamo con le servitù militari!

Da tre giorni sono in corso i raid Usa a Sirte, che continueranno per almeno un mese.

Nonostante si tratti di un’offensiva ufficialmente diretta al contrasto dei miliziani Isis, fonti giornalistiche libiche – scrive il Manifesto – riferiscono che le prime bombe a stelle e strisce hanno colpito anche il centro storico della città, densamente abitato da civili. A conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che le “missioni di pace” e i bombardamenti “mirati” o “intelligenti” sono solo un’ignobile invenzione della propaganda mediatica, e che a pagare il tragico prezzo delle guerre sono sempre e soprattutto le popolazioni inermi. Lo Stato italiano, come di consueto, è in prima fila nel giocare il fondamentale ruolo di supporto logistico alla nuova avventura coloniale in Libia, mettendo a disposizione degli Usa le proprie basi militari. Il governo Renzi ieri ha dato il via libera all’utilizzo dell’aeroporto di Sigonella – capitale mondiale dei droni – anche se alcune fonti rivelano che già da lunedì i primi attacchi aerei sono partiti proprio dalla base siciliana. Ancora una volta la Sicilia – con il Muos di Niscemi, gli aeroporti di Sigonella e Birgi-Trapani e le basi (italiana e Nato) di Augusta in prima fila – sarà la principale piattaforma di lancio dell’ennesima aggressione imperialista. Il ministro degli Esteri Gentiloni, intanto, nell’esprimere apprezzamento per i bombardamenti statunitensi, ha fatto sapere che non si esclude un diretto intervento militare italiano. E’ ormai chiaro, però, che già da mesi l’Italia è militarmente coinvolta non solo in Libia ma anche in Iraq e Siria, attraverso l’impiego dei suoi reparti speciali, senza che vi sia stata alcuna previa decisione del Parlamento.

Dopo avere destabilizzato l’area mediorientale e nordafricana, adesso le potenze occidentali non possono fare altro che avvinghiarsi nella spirale della guerra, senza quel progetto di ricostruzione di sistemi di equità e giustizia sociale con cui ammantano ogni aggressione imperialista. Questa guerra produrrà altra violenza ed esporrà ancora di più la nostra terra ad ogni tipo di rappresaglia. Quale sia l’interesse del governo Renzi a un rapido scioglimento del nodo libico, oltre alla salvaguardia degli interessi petroliferi dell’ENI, lo ha chiarito lo stesso Gentiloni: “il 90% dei migranti in Italia arrivano dalla Libia – ha dichiarato il ministro – e questo è il motivo per cui ci interessa così tanto la sua stabilizzazione”. Cioè, la partecipazione italiana alla missione di Sirte, in quest’ottica neocolonialista, ha l’obbiettivo strategico di ottenere dal governo di Fayez Al Sarraj – beneficiario della “stabilizzazione” forzata – un accordo (proprio come fece Berlusconi con Gheddafi) che impedisca a migranti e profughi di partire, condannandoli perciò alla tortura e alla morte nelle galere libiche.

E mentre i droni statunitensi attraversano il Mediterraneo alla volta della Libia, in queste stesse ore sul Mar Egeo sono dispiegate le navi della Nato con il compito di respingere i migranti in fuga sulla rotta balcanica, per riconsegnarli nelle mani del macellaio Erdogan e del suo regime fascista che con l’Isis traffica in armi e petrolio. E’ uno scenario di guerra permanente – orchestrato da Usa, potenze europee e petro-monarchie – che, dietro la propaganda del contrasto allo Stato Islamico, persegue il duplice scopo di bloccare le migrazioni e soffocare e deviare i processi di autodeterminazione dei popoli che si sollevano contro le dittature.

Siamo consapevoli che – da sempre – dire “no” ai conflitti armati, mobilitarsi per fermare le guerre, significa soprattutto opporsi e lottare contro la continua corsa agli armamenti e il business dell’industria bellica, la militarizzazione e l’asservimento dei territori.

Domenica 7 agosto, come annunciato, terremo un presidio ad Augusta per rivendicare la smilitarizzazione del comprensorio costiero di Punta Izzo. E questa sarà anche l’occasione per alzare la nostra voce di dissenso, da una delle principali piazzeforti del Mediterraneo, al nuovo intervento militare in Libia.

Contro guerre e militarizzazioni, in qualunque regione del globo. Affinché le basi di morte siano convertite per usi civili in luoghi di vita e socialità, per un Mediterraneo di pace e solidarietà.

La Sicilia non è zona di guerra – Via le basi Usa-Nato dalla nostra terra!

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Il Coordinamento Regionale dei comitati NO MUOS è un'aggregazione di comitati NO MUOS che si sono formati in Sicilia negli ultimi anni. Esso nasce dall'esigenza di dar vita ad una serie di iniziative comuni e diffuse riguardanti l'informazione sul MUOS e l'opposizione all'istallazione di questo impianto in modo da estendere quanto più possibile la mobilitazione sviluppata in ogni paese.

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