Il Comune di Niscemi devasta il presidio No Muos

A pochi giorni dalle continue notifiche di chiusure delle indagini da parte della Procura di Gela verso gli attivisti No Muos, un episodio increscioso sopraggiunge a rincarare la dose delle avversità contro il movimento. Tra il 5 e il 6 settembre il presidio permanente di c.da Ulmo è stato depredato da parte del comune di Niscemi di quattro dei gazebo precedentemente concessi. Ieri mattina la triste scoperta da parte di alcuni attivisti che dopo aver rilevato il caos e la mancanza dei gazebo installati per lo svolgimento delle attività nel posto, avevano immediatamente considerato la possibilità che si trattasse di un fatto intimidatorio, soprattutto alla luce delle condizioni in cui il presidio è stato trovato. Sul presidio, invece, sono stati gli operai del Comune ad aver distrutto parte dei mobili donati nel corso degli anni al movimento, lasciando il presidio in una condizione di degrado senza precedenti: smantellando i gazebo e noncuranti del lavoro e dello sforzo degli attivisti volto alla costruzione di una cucina e di un luogo che potesse riparare dal freddo e ospitare le varie assemblee. Quel che è peggio, il tutto è avvenuto in pieno giorno e con la vigilanza della polizia municipale e della digos. Se è vero che si tratta di strutture di proprietà del Comune, è altrettanto vero e inammissibile che esse siano state prelevate abusivamente, senza alcun tipo di preavviso. L’ambiguità del Comune di Niscemi e del sindaco Ciccio La Rosa ancora una volta viene fuori: da una parte si dichiara dalla parte del movimento No Muos pur non pronunciandosi sulle centinaia di indagati di questi giorni, dall’altra scippa i gazebo al movimento per utilizzarli alla prossima giornata dell’arte. Facciano una scelta di campo, gli amministratori locali, e noi ci adegueremo. Abbiamo già contro il governo Usa, il governo italiano, la Regione Siciliana – il Comune di Niscemi sarebbe solo l’ultimo dei nostri avversari. Altrimenti chiedano scusa e rimettano a posto il presidio, luogo di socialità e di lotta che abbiamo sempre vissuto come tale senza il benchè minimo supporto che non fosse quello delle nostre braccia e dei nostri sforzi.

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