Lettera aperta dei legali su MUOS e tutela del territorio

coming-soon[1]LETTERA APERTA A LIVE SICILIA SUL MUOS E LA TUTELA DEL TERRITORIO (avv. Paola Ottaviano, avv. Nello Papandrea)

Su Live Sicilia, ultimamente è apparso un articolo dal titolo “Dal MUOS al Pilone n. 40 . Quando la protesta ferma tutto” che al proprio interno richiama, condividendone i contenuti, anche un articolo di Angelo Panebianco pubblicato sul Corriere della Sera del 4 aprile 2015 dal titolo “Il Paese nelle mani dei TAR”.Come legali impegnati nei giudizi amministrativi sul MUOS ci sembra che vi siano molte inesattezze da rettificare.Per il MUOS, partiremmo da una riflessione. L’opera, originariamente progettata a Sigonella è stata in seguito trasferita nella base di Niscemi. Perché? La risposta la danno, non gli attivisti No MUOS, ma i ministri interpellati in sede di interrogazione parlamentare.  Nella risposta pubblicata il 16 settembre 2010 all’interrogazione n. 4-02540  il Ministro La Russa risponde ” gli studi preliminari effettuati avevano sconsigliato l’ipotesi di collocazione presso la base di Sigonella per le possibili interferenze tra il sistema Muos stesso e i sistemi di comunicazione della base, quelli dei velivoli ivi operanti e, soprattutto, quelli degli aerei civili in avvicinamento al non distante aeroporto civile di Catania Fontanarossa.”Ma se questa è la motivazione, perché il MUOS è collocato a pochi chilometri dall’aeroporto di Comiso oggi in funzione ed inserito tra gli aeroporti di interesse nazionale? Senza tenere conto che, rettificati gli studi utilizzati per le autorizzazioni dagli errori di calcolo, gli aeroporti di Sigonella e Catania, rientrano ancora nel campo vicino del fascio d’onde elettromagnetiche emesse dall’installazione. E va fatto rilevare che nessun ente ha mai affermato che tale pericolo non sussiste. Da ultimo ENAV ha solo affermato di non essere competente a stimarlo. Dobbiamo attendere una nuova USTICA con strascico di misteri irrisolvibili per verificare se l’impianto disturba i voli?E che dire degli studi sull’impatto ambientale e sulla salute umana giudicati dal tecnico incaricato dal TAR di un’approssimazione imbarazzante? E il famoso studio dell’Istituto Superiore di Sanità con errori evidenti che comunque non ha mai detto che le opere fossero autorizzabili?Ma soprattutto qual è il prezzo che i Siciliani devono pagare in termini di salute e scempio del territorio ad un presunto progresso del paese? Ci chiediamo se gli editori di Live Sicilia abbiano mai fatto un giro dell’Isola. Milazzo, polo petrolchimico di Priolo, Gela. Tutti esempi fallimentari di un falso progresso pagato con la vita e con la distruzione del territorio. Oggi Priolo è in gran parte abbandonato, non ha portato nessuna ricchezza alla Sicilia, solo lavoro malpagato e, soprattutto, pagato al duro prezzo di malattie e morte. Però quel territorio non sarà mai restituito alla sua originaria bellezza. E’ per sempre inibito al  turismo che poteva essere l’unica vera ricchezza di una costa che il mondo ci invidia posta a pochi chilometri da tesori artistici ed archeologici.Gela, a pochi chilometri da Niscemi e dal MUOS, capitale mondiale di malformazioni neonatali (http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/cronaca/gela/gela/gela.html).E questo ci riporta al fatto che nessuno studio è mai stato effettuato sui danni dell’inquinamento elettromagnetico nel lungo periodo ma soprattutto della sua interazione con altre fonti di inquinamento. Tuttavia, già da decenni a Niscemi c’é una base di uso esclusivo della US Navy della superficie di un milioneseicentosessantamila metri quadri. 1.660.000 di metri quadri sottratti ad una zona protetta unica: la più antica Sughereta d’Europa, che producono un bombardamento di onde elettromagnetiche sulla cittadina posta a pochissimi chilometri.Abbiamo un obbligo NATO? Sicuramente no!La base è di uso esclusivo delle forze armate statunitensi ed il trattato NATO non prevede nulla del genere. La previsione, invece, si trova all’interno di trattati bilaterali costituzionalmente illegittimi perché mai approvati dal Parlamento ex art. 80 della Costituzione.Semmai la base, che non serve alla nostra difesa, non essendo utilizzabile dalle nostre forze armate, costituisce un obiettivo sensibile piazzato nel cuore della Sicilia. Tutti ricordiamo il missile di Gheddafi diretto sul sistema di trasmissione statunitense installato a Lampedusa nella prima guerra del Golfo.Sicuramente non servirà per la crisi libica, posto che il sistema MUOS non è ancora utilizzabile mancando il lancio di due satelliti. E comunque è finalizzato soprattutto ad un sistema di automatizzazione dei mezzi di combattimento che di recente ha mostrato anche a noi il suo vero volto con l’uccisione del Cooperante Giovanni Lo Porto ad opera di un drone USA, peraltro senza il rispetto delle regole poste sull’uso dei droni(http://m.repubblica.it/mobile/r/sezioni/esteri/2015/04/27/news/nel_2013_stretta_di_obama_sui_droni_ma_esento_le_azioni_cia_in_pakistan-112930013/)
Da ultimo ricordiamo che oltre allo stop proveniente dai Giudici amministrativi, anche il Tribunale del Riesame di Catania ha confermato il sequestro del cantiere disposto dalla Procura di Caltagirone per una serie di reati su cui è in corso un’indagine. Ci chiediamo allora quale sia questa idea di sviluppo frenata dai vari comitati dei “NO”. Certo, noi Siciliani siamo abituati a pagare prezzi di sudore e sangue per un tozzo di pane. Si moriva nei campi, nelle miniere di zolfo e ora nei pressi degli stabilimenti industriali. Ma perché questa politica della subalternità per la quale oltre la nostra vita dobbiamo distruggere l’unico bene di questa terra che possiamo trasmettere alle generazioni future? Quando avremo distrutto il nostro territorio trasformandolo in discarica e macerie di impianti industriali dismessi di cosa vivremo? Perché non spendere gli stessi soldi per valorizzare il nostro territorio e renderlo turisticamente appetibile? Allora se ci sono leggi  e regole poste a salvaguardia della salute e del territorio, che una certa politica troppo corrotta o incompetente finge di dimenticare, ben vengano i giudici che le fanno rispettare. A differenza di Panebianco che invoca lo stato d’eccezione, noi crediamo fortemente che la separazione dei poteri sia un principio democratico ineludibile, così come ancora scritto nella nostra Costituzione.

Foto del profilo di Coordinamento Regionale Comitati NO MUOS
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Il Coordinamento Regionale dei comitati NO MUOS è un'aggregazione di comitati NO MUOS che si sono formati in Sicilia negli ultimi anni. Esso nasce dall'esigenza di dar vita ad una serie di iniziative comuni e diffuse riguardanti l'informazione sul MUOS e l'opposizione all'istallazione di questo impianto in modo da estendere quanto più possibile la mobilitazione sviluppata in ogni paese.

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