Perché è stato sequestrato il Muos?

Proponiamo una prima lettura dell’atto di sequestro da parte del Gip di Caltagirone, su richiesta del procuratore Verzera, per comprendere meglio le motivazioni che hanno spinto l’autorità giudiziaria ad emettere la misura.
Premettiamo che si tratta di un procedimento già in corso presso il Tribunale di Caltagirone. Nonostante il cambio di competenza territoriale, da Catania a Caltanissetta, è stato il Gip di Caltagirone, e non quello di Gela, ad emettere il provvedimento. Gli indagati sono funzionari della regione, rappresentanti delle ditte appaltatrici e il direttore di lavori. Ulteriori indagati sono in corso di identificazione e le indagini, come espresso chiaramente nella richiesta della Procura, non sono ancora state chiuse.

GLI INDAGATI

Gli indagati sono:

ARNONE GIOVANNI, all’epoca dirigente dell’Assessorato regionale territorio e ambiente della regione Sicilia, in qualità di responsabile del procedimento di autorizzazione del Muos.
GEMMO MAURO, presidente della GEMMO S.P.A., ditta vicentina (già nota per i lavori di allragamento della base Dal Molin di Vicenza), nonché finanziatrice della campagna elettorale di Raffaele Lombardo.
PARISI ADRIANA, responsabile di LAGECO, ditta che si è aggiudicata l’appalto per la costruzione del Muos. La Lageco, insieme alla GEMMO S.P.A. hanno formato una A.T.I., denominata “Team Muos Niscemi”.
LEONARDI GIUSEPPE, in qualità di direttore dei lavori.
Inoltre sono indagati VALENTI CONCETTA, titolare della Calcestruzzi Piazza Srl, PUGLISI CARMELO, responsabile della PB Costruzioni e CONDORELLI MARIA RITA, della C.R. Impianti Srl.

IL SEQUESTRO

Dalle 34 pagine dell’atto si apprende di ulteriori sviluppi delle indagini che interesserebbero almeno un cittadino americano, appartenente alla flotta Nato. Chiarita anche la giurisdizione sul cantiere Muos. A spiegarlo è il comandante della base di Sigonella che ha affermato che <<l’area riservata agli Stati Uniti è l’attuale sito “Niscemi transmitter site”, in particolare la sala di controllo, mentre il nuovo sito, anche se concepito come variante del sito originario, è fuori da questa sala e non è ancora stato preso in carico dalle autorità statunitensi ed è perciò da considerarsi a tutti gli effetto>>.
Tutti sarebbero indagati, in concorso, per la violazione del “Codice dei beni culturali e del paesaggio” per aver eseguito opere un assenza di autorizzazione o in difformità da essa e/o per aver omesso la vigilanza sull’attività urbanistico edilizia.
La richiesta di sequestro dell’opera, che lo scorso 4 ottobre 2012 aveva portato al sequestro dell’area da parte della stessa autorità giudiziaria, ha tenuto conto delle censure del Tribunale del Riesame che poco tempo dopo aveva disposto il dissequestro dell’area.
Questa volta, ad integrazione delle indagini, nuovi rilievi sono venuti in soccorso alla Procura. Tra tutte la sentenza del Tar che ha dichiarato il cantiere abusivo e illegittimo, annullando le autorizzazioni. Determinanti le richieste di sequestro da parte di Goffredo D’Antona, legale del movimento per conto dell’Associazione antimafie Rita Atria, supportate da filmati che documentano come i lavori all’interno della base siano continuati nonostante la sentenza del Tar.
Il 3 marzo 2015 la Polizia giudiziaria a seguito di rilievi nel cantiere dichiara <<si evince come all’interno della struttura Muos siano ancora presenti mezzi e personale intento a protrarre i lavori di edificazione e ciò nonostante l’avviso di pubblicazione della sentenza del Tar sia stato trasmesso a tutte le parti costutuite, potendosi per tanto presumenre la conoscenza del contenuto del provvedimento>>. Proprio in data la Polizia Giudiziaria effettua rilievi aerei della base e “sorprende” gli operai al lavoro. Ancora il 13 marzo l’avvocato D’Antona presenta nuovi video che testimoniano attività all’interno del cantiere.

Secondo la procura <<il sequestro va effettuato per impedire che la libera disponibilità dell’immobile aggravi le conseguenze del reato ancora in permanenza>>. In pratica deve essere vietato l’accesso al cantiere per evitare che gli operai continuino a lavorarci: un allarme lanciato dagli attivisti No Muos all’indomani della sentenza del Tar.

Il Procuratore Verzera più volte lamenta la scarsa collaborazione degli USA: << A tutt’oggi il governo americano non ha fornito alcuna informazione circa le generalità del committente dei lavori>>. La notizia di reato che ha fatto nascere l’inchiesta verte su una denuncia del 14/9/2011 del Comune di Niscemi. L’amministrazione militare aveva dichiarato allora <<che i lavori previsti erano di “continuazione delle attività già in essere nell’area”. Commenta la Procura: È dubbio che le nuobe opere possano essere una continuazione delle precedenti, si tratta di una nuova stazione radio e al riguardo basterebbe riflettere sull’enorme divario della scala delle frequenze tra l’esistente e il nuovo sistema>>.

In effetti sono proprio le autorizzazioni, richieste in primis dalla legge e dal decreto istitutivo della riserva, al centro dell’attenzione della magistratura. <<L’articolo 4 del decreto istitutivo- si legge nell’atto di richiesta di sequestro – prescrive una serie numerosa di divieti fra cui la demolizione e ricostruzione dell’immobile>>.

Alla procura non sfugge la grossolanità con cui le autorizzazioni sono state rilasciate, fino a definire le autorizzazioni “macroscopicamente illegittime”.
Ad esempio scrive il Procuratore: << Non può assolvere all’onere della motivazione l’inciso che si legge nel verbale di sopralluogo istruttorio del 6.6.2008 laddove si afferma testualmente: non si ritiene che la realizzazione del sistema di comunicazioni utenti mobili (MUOS) nel sito radio Us. Navy di Niscemi possa avere impatto negativo sotto il profilo ecologico e paesaggistico con l’ambiente circostante, risultando, quindi, compatibile con le finalità di conservazione del Sic Sughereta di Niscemi>>. Proprio la fase istruttoria risulta carente e priva di motivazioni.
Ma la procura rincara la dose, in riferimento alla mancata comparizione della Sovrintendenza ai beni culturali, assente in sede di Conferenza dei servizi , nonostante la stessa abbia previsto limiti stringenti, “poi bellamente ignorati”. È infine la stessa sovraintendenza a smentire le parole dell’odierno indagato Arnone. Il dirigente aveva dichiarato che <<una nuova conferenza dei servizi non avrebbe cambiato lo status del progetto>>. Ma i dirigenti della Sovraintendenza affermano che lo stesso ente <<non avrebbe mai potuto rilasciare alcuna autorizzazione alla realizzazione del progetto se l’infrastruttura fosse ricaduta in zona “A”>>.

Proprio la questione della riperimetrazione della riserva, effettuata quando i lavori del Muos non erano ancora cominciati ufficialmente, ad essere al centro di un’aspra critica da parte del Pm. Il sito Muos infatti, a seguito della riperimetrazione, risultava essere in zona “A”, zona di totale inedificabilità. Secondo la procura di Caltagirone sarebbe stata necessaria una nuova conferenza dei servizi per concedere le autorizzazioni. La legge della Regione Siciliana n. 14 del 9 agosto 1988 statuisce che la modifica delle Riserve sospende e sottopone a riesame tutti i provvedimenti di autorizzazione già concessi. Dalla Conferenza dei servizi la riperimetrazione della Sughereta non fu nemmeno discussa: << il provvedimento finale adottato in seguito alla conferenza dei servizi risulta illegittimo e va disapplicato in quanto viziato sul piano procedurale e sul piano sostanziale perché privo di motivazione, comparendovi clausole di stile. Sopratutto non si trova alcun cenno sulla riperimetrazione del sito, frattanto intervenuta, non appare dunque assistito da un’esauriente istruttoria perché nessun provvedimento è stato adottato in seguito alla revoca del nullaosta del comune di Niscemi sia perché nessuna approfondita disamina è stata operata sotto il profilo della salute pubblica per effetto dei campi elettromagnetici>>.
Ma il procuratore calatino ne ha anche per gli organi regionali che, a suo dire, <<hanno trattato la vicenda come una normale costruzione abusiva di privati, senza alcuna differenza rispetto al colossale impianto che si stava attrezzando, verso cui la cura degli interessi pubblici avrebbe dovuto essere al massimo livello. Cura che evidentemente includeva anche ripensamenti e riconsiderazioni delle precedenti volontà una volta che uno dei principali attori, appunto il Comune di Niscemi, mostrava di avere forti perplessità sulla edificazione del manufatto militare, perplessità basata su fatti oggettivi e riscontrabili>>.

L’atto di sequestro inoltre contiene delle precisazioni riguardanti il precedente sequestro del 4 ottobre 2012, considerando le censure del Tribunale del Riesame.
Interviene circa l’immunità territoriale rivendicata dall’ambasciata americana, specifica la certa legittimità del Tribunale ad agire anche contro cittadini statunitensi anche nel caso si tratti di membri appartenenti alla Nato, giustifica la revoca del nullaosta del Comune di Niscemi non inquadrandola, come fatto dal Riesame, come “dissenso postumo” ma dissenso “motivato da fatti nuovi e giuridicamente rilevanti”.

 

 

Una richiesta di sequestro che dà ragione su tutta la linea agli attivisti No Muos e che dimostra la superficialità con cui sono state concesse le autorizzazioni del Muos all’interno di un’area così sensibili.

Il provvedimento adesso sarà al vaglio del Riesame, le indagini comunque procedono per stabilire altri eventuali responsabili dell’enorme scempio perpetrato nei confronti della Sughereta e dei cittadini siciliani per compiacere la U.S. Navy.

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