Solidarietà ai compagni No Tav

La sentenza di giorno 17 dicembre che ha liberato dell’accusa di finalità terroristica i quattro No Tav agli arresti da un anno è una sentenza importante e non solo per il movimento No Tav. Se i giudici avessero confermato l’accusa sarebbe stato un colpo durissimo al diritto di dissenso per tutti. Da quando Chiara, Nicolò, Claudio e Mattia sono stati arrestati se ne sono sentite di tutti i colori. L’accusa ha costruito l’ipotesi di terrorismo inventando una vera e propria favola, con protagonisti assoluti gli insurrezionalisti No Tav, membri di un’organizzazione eversiva, che quella notte con intenti omicidi sarebbe stata capace di terrorizzare lo stato italiano a tal punto da inibirne la capacità decisionale e minare le fondamenta del vivere civile col solo potere di un compressore incendiato. Eppure il cantiere non ha fermato i suoi lavori, se non per qualche ora, né c’è stato alcun danneggiamento a persone, né lo stato ha cambiato opinione, e tantomeno la popolazione è stata terrorizzata da quell’azione. La difesa, su questo punto, ha vinto. Il fatto non sussiste, ha sentenziato il giudice. Subito dopo li condannava a tre anni e sei mesi. La gioia per i quattro arrestati, nonostante tutto, è grande, data la gravità che avrebbe comportato la conferma di terrorismo. Ma è chiaro che non finisce qua. Ci stanno provando e ci riproveranno ancora a dichiarare eversive qualsiasi azioni e manifestazioni di dissenso. Anche se è caduta l’accusa in tribunale nei confronti dei quattro, non si è cancellata la gogna mediatica di cui il movimento No Tav è stato vittima. L’opinione pubblica opportunamente disinformata teme gli attivisti e chi manifesta il dissenso viene troppo leggermente equiparato a un pericoloso terrorista: “meglio stare lontani da quei black bloc!”. Non bisogna dimenticarlo. Per di più altri tre No Tav: Lucio, Francesco e Graziano di 24, 26 e 23 anni si trovano in custodia cautelare formalmente indagati per terrorismo, anche loro per aver partecipato a quell’assalto notturno al cantiere Tav di Chiomonte il 14 maggio 2013. Inoltre resta ancora in piedi il maxiprocesso all’aula bunker con 53 imputati. Per questo la sentenza di giorno 17 dicembre è sì una vittoria, ma prima di tutto un atto di giustizia dovuto, un riconoscimento dei fatti, il risultato del lavoro degli avvocati difensori e di tutti quanti hanno avuto il coraggio di manifestare e gridare la loro solidarietà. Il riconoscimento delle ragioni della difesa ci illumina, ci da nuova spinta ad andare avanti, ci rende più uniti in questi tempi di repressione di stato, ma non ci rassicura e né ci accontenta. Vogliamo tutti gli imputati e gli arrestati No Tav liberi subito e vogliamo vedere il cantiere del Tav fermo, vuoto e restituito alla montagna.
Movimento no Muos

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