7 settembre a Licata: Salvare vite non è reato!

Salvare vite non  è  reato!

Licata, la provincia di Agrigento, e la Sicilia intera, sono da tempo territori fortemente toccati dai fenomeni migratori. Da anni gli sbarchi continuano. La chiusura delle frontiere da parte degli Stati Europei ha solo esasperato la situazione già esistente.
Le mafie lucrano sulla gestione dell’accoglienza, sullo sfruttamento delle persone migranti impiegate come manovalanza mal retribuita o addirittura schiavizzata ( nelle campagne siciliane si sta diffondendo la piaga del caporalato), talvolta coinvolgendole loro malgrado in attività illegali.
Il fenomeno migratorio coinvolge anche noi che siamo costrette e costretti a nostra volta a migrare verso il Nord per finire ad essere impiegate ed impiegati come manodopera a basso costo.
La crisi ambientale e quella migratoria sono principalmente causate dallo sfruttamento delle risorse umane e naturali da parte delle potenze industriali a danno dei paesi colonizzati e impoveriti, al fine di mantenere i privilegi della società occidentale.
Non possiamo dunque stupirci di chi migra dal proprio paese fuggendo da emergenze climatiche, povertà, discriminazioni delle minoranze o peggio ancora da guerre e genocidi dei quali siamo direttamente o indirettamente responsabili o finanziatori.
La crisi umanitaria va peggiorando: che ci piaccia o meno, ci troveremo sempre più a fare i conti con le sue conseguenze. Non possiamo decidere se queste persone possano lasciare o meno il loro paese. A noi sta solo decidere se salvarle o lasciarle morire in mare, problema di cui non si sta occupando né il Governo Italiano, né l’Unione Europea (anzi l’agenzia europea Frontex da anni contrasta i soccorsi in mare), e che al contrario viene strumentalizzato ai fini di un braccio di ferro politico, in cui esseri umani vengono utilizzati come merce di scambio.
Nella realtà dei fatti gli sbarchi continuano quotidianamente. La Guardia Costiera continua a soccorrere quei naufraghi che vengono avvistati all’interno delle acque di competenza italiana, mentre l’unico divieto viene rivolto alle ONG, accusate nell’adempimento del loro dovere di soccorso, di essere trafficanti di persone migranti.

Il salvataggio in mare non è l’unica questione da affrontare. Le condizioni dei migranti detenuti nei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), dalle poche informazioni che trapelano dalle mura dei centri di detenzione, sono preoccupanti. Arrivano notizie di casi di negazione dei diritti fondamentali, di fame, di mancanza di assistenza sanitaria, di stupri e anche di suicidi. Ciò che accade e le condizioni di vita di queste persone rimangono nell’invisibilità anche perché alla stampa viene fatto divieto di entrare in queste strutture, o sembra disinteressata all’argomento o amplifica le campagne xenofobe.

Fino ad oggi abbiamo assistito alle azioni di un governo che ha fomentato la paura nei confronti del diverso, rappresentandolo come un nemico, stavolta identificato nella figura del migrante, distogliendo l’attenzione dall’incapacità di gestire i vari fenomeni sociali: l’unica risposta all’impoverimento socio-economico del paese, alla crescente precarietà e ai bisogni dei soggetti più vulnerabili, è stata la normalizzazione di un sentimento di odio nei confronti delle minoranze e degli immigrati.

Abbiamo assistito alla demonizzazione di atti genuini di solidarietà umana, come il salvataggio in mare, classificati come maliziose forme di buonismo.
Ci hanno messi gli uni contro gli altri, ci siamo lasciati convincere che il benessere personale si raggiunga solo attraverso l’egoismo e la competizione convincendoci infine a pensare in modo individuale

Il Decreto Sicurezza bis è solo l’ultimo passo di un lungo processo che sta portando al crescente sfaldamento della democrazia, violando spudoratamente i principi della Costituzione Italiana e le Norme Internazionali, strappando di fatto alle persone la loro dignità.

*Sappiamo cosa sta succedendo, non possiamo voltarci dall’altra parte. E’ ora di prendere posizione.*

Per tutte queste ragioni abbiamo pensato di realizzare una simbolica CATENA UMANA in solidarietà con le azioni di soccorso in mare operati dalle ONG e degli atti di disobbedienza civile operati da attiviste e attivisti, contro il clima di paura nei confronti dello straniero e delle diversità, e contro le attuali modalità di gestione del fenomeno migratorio.

Chiediamo la revisione dei Trattati di Dublino ed il diritto d’asilo europeo, la formazione di corridoi umanitari, la costruzione di un sistema di accoglienza che restituisca dignità alle persone, l’apertura dei porti ed il dissequestro delle navi delle ONG.
Facciamo nostro l’appello della Chiesa Valdese che invoca i sindaci a disobbedire alle norme dei decreti e continueremo a mobilitarci affinché vengano abrogati.
All’emergenza sociale italiana rispondiamo che occorre ritornare umani.

Chiamiamo a raccolta tutte le persone, reti, associazioni e realtà sociali che ancora si riconoscano nei valori di umanità, solidarietà e antirazzismo e che condividano l’ideale per cui “la diversità è ricchezza”, per prendere parte ad una manifestazione unitaria non divisiva. Chiediamo per questo, ai partiti che aderiranno, di venire in quanto cittadinanza attiva lasciando a casa le bandiere.
Facciamoci unica voce a sostegno di chi questa voce non può averla.

Invitiamo tutte e tutti sabato 07 settembre 2019 a convogliare alla Villa Regina Elena (piazzetta centrale) a Licata a partire dalle ore 17:00 per lo svolgimento di una catena umana per dire che:
“Salvare Vite NON é Reato”
e che riunisca tutte le persone che vogliono opporsi alle politiche xenofobe e alle pratiche inumane di chi ostacola il salvataggio dei naufraghi in mare e nega ogni diritto all’umanità.
*Ritorniamo Umani* #salvarevitenonéreato

Aderiscono:SOS Razzismo, Collettivo Medusa, RETE ANTIRAZZISTA CATANESE, Centro Italiano Femminile – Licata, Make Hub – Licata, Centro 3P – Licata, Associazione Qanat, Agesci Zona delle Torri, Associazione Toponomastica Femminile Nazionale, COBAS Scuola Sicilia, Arci Arcobaleno – Racalmuto, Gruppo Toponomastica femminile – Licata, Federconsumatori Provinciale Agrigento, FOCUS-Casa Dei Diritti Sociali, Democrazia Lavoro CGIL Nazionale, Soc.Coop.The New Life – Licata, ASD Cestistica Licata – Licata, Sciame – Licata, ASD Club Limpiados – Licata, Ass.Cult. Comp. Folk Limpiados – Licata, Le Culture Diverse, Comitato NoMuos / NoSigonella-Ct, Arci Agrigento , A Testa Alta Licata, S.U.N.I.A. Licata, S.U.N.I.A. Regionale, Amici Don Morinello Licata, Soc. Coop. Sole – Licata e Palma di Montechiaro, Soc. Coop. San Marco – Licata e Palma di Montechiaro , A.N.P.I., Legambiente Sicilia, Libera Agrigento, SPAR Sole, Articolo 49, FLC CGIL, Volontari di Strada – Agrigento, ADILa Associazone invalidi Agrigento, ANPA Agrigento, API Agrigento, Arcigay Palermo, Palermo Pride, Associazione Toponomastica femminile, CGIL Agrigento, Associazione John Belushi/Arci,, Federconsumatori Licata, Gruppo 283 – Amnesty International, Laici Comboniani, Agrigento, Gruppo Resistenza Attiva di Agrigento …

 

Info-adesioni: 3505014119  salvarevitenoneunreato@gmail.com

 

https://www.facebook.com/events/483749775505733/

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