NO A FRONTEX, SÌ AI DIRITTI

PER UNA CATANIA ACCOGLIENTE E NON MILITARIZZATA

Il 26 giugno è stato firmato tra il Sindaco di Catania Enzo Bianco e il direttore esecutivo di Frontex Fabrice Leggeri l’accordo per l’apertura da fine luglio a Catania, presso il monastero di Santa Chiara, del nuovo ufficio dell’Agenzia Frontex che si chiamerà EURTF e che diventerà la sede di una task force regionale. A Catania saranno inviati 18 pattugliatori, 4 aerei, 2 elicotteri.
L’apertura di una sede di Frontex a Catania rappresenta una scelta gravissima che porterà ad un ulteriore incremento delle violazioni dei diritti fondamentali dei migranti e ad un’ulteriore militarizzazione della Sicilia.
Ma cos’è Frontex? E’ l’agenzia europea per la gestione della cooperazione alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea, è stata creata il 26 ottobre 2004 dal regolamento del Consiglio dell’Unione europea (CE) n. 2007/2004. L’agenzia Frontex è incaricata di
amministrare il sistema europeo di sorveglianza delle frontiere esterne, Eurosur, che mette in comune tutti i sistemi di sorveglianza e rilevamento dei Paesi membri dell’UE. L’agenzia effettua delle operazioni di sorveglianza marittima, aerea e terrestre. In mare, pattuglia le acque territoriali dentro e fuori l’UE. Negli aeroporti controlla i migranti secondo la loro provenienza e la loro origine e organizza anche dei voli congiunti che di fatto rappresentano delle espulsioni collettive.
Perché dire un chiaro e forte NO a Frontex? Eccone brevemente alcuni dei principali motivi:
FRONTEX SIGNIFICA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI FONDAMENTALI
Come dimostrato da numerosi report e inchieste, le azioni militari di Frontex hanno violato e continuano a violare i diritti umani fondamentali tra cui: il diritto a emigrare (art. 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani), il diritto a chiedere asilo (art. 14 DUDU, art. 18 Carta Europea dei Diritti Fondamentali), il principio di “non respingimento” e il divieto di espulsioni collettive (art. 19 Carta Europea, prot. 4 art. 4 Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali) e il diritto ad un ricorso effettivo (art. 8 DUDU, Art. 47 Carta Europea, art. 13 Convenzione europea). A questo vanno aggiunte violazioni della Convenzione di Ginevra e di altri articoli delle suddette Carte, Convenzioni e Dichiarazioni.
FRONTEX SIGNIFICA SPESE INGENTI E INCONTROLLATE PER OPERAZIONI E MEZZI MILITARI E PER LA GESTIONE AMMINISTRATIVA
Frontex svolge, in cooperazione con numerosi Paesi UE e non-UE, azioni di tipo militare incentrate sul controllo e sui respingimenti alle frontiere esterne dell’UE. Per l’Agenzia Frontex sono stati stanziati 642 milioni di euro in dieci anni. Dai 19 milioni di euro nel 2006, il budget è passato a 118 milioni di euro nel 2011. Il bilancio di Frontex nel 2015 supera oggi i 114 milioni.
Oltre alle ingenti spese militari, l’agenzia Frontex spende enormi somme di denaro per le spese amministrative: per uno staff di 317 persone, la spesa relativa al personale nel 2014 ammonta a 20 milioni e 472mila euro, a cui vanno aggiunte le «altre spese amministrative», più di 12 milioni (comprensivi di oltre 5 milioni di affitto, sede in un grattacielo di Varsavia).
Secondo quanto documentato da Amnesty International nel rapporto del 2014 “Il costo umano della Fortezza Europa” tra il 2007 e il 2013 l’UE ha speso quasi due miliardi di euro per “proteggere” le sue frontiere esterne e appena 700 milioni per assistere i richiedenti asilo. In Italia a fronte di 250 milioni di euro per militarizzare i confini in funzione anti-migranti, i vari governi hanno destinato solo 36 milioni per l’accoglienza di migranti e richiedenti asilo.
FRONTEX SIGNIFICA MANCANZA DI CONTROLLI E TRASPARENZA NELLE OPERAZIONI E NEGLI ACCORDI ATTUATI
Come più volte rilevato e denunciato, l’agenzia Frontex agisce in una sorta di “zona grigia” in cui i controlli e le informazioni sono poche e spesso segrete. E’ estremamente difficile – anche per i parlamentari – ottenere informazioni sulle operazioni di sorveglianza svolte dall’agenzia (luoghi, motivi, durata, budget, Stati coinvolti). Il nuovo regolamento (EU) 1168/2011 prevede espressamente gli obblighi complementari dell’Agenzia in materia di diritti umani. Frontex si impegna ad istituire un “Forum consultivo sui diritti fondamentali” e nominare un responsabile per i diritti fondamentali. Quest’ultimo, però, è nominato da Frontex e deve “impegnarsi ad agire in maniera autonoma nell’interesse di Frontex”. Quanto ai componenti del Forum, essi sono legati dal “segreto professionale”, la cui portata non viene precisata. Inoltre gli accordi stipulati da Frontex – definiti accordi “tecnici” – non sono soggetti all’approvazione del Parlamento Europeo, il quale viene solo “informato”. Nel settembre 2012 la Corte di Giustizia dell’UE ha criticato l’assenza di una consultazione del Parlamento Europeo riguardo l’adozione della decisione 2010/252 sulle intercettazioni marittime. A ciò si aggiungono gli accordi con i “paesi terzi” non UE (tra gli altri, Libia, Egitto, Turchia, Bielorussia, Nigeria, Senegal, Mauritania, Gambia) in molti dei quali avvengono ripetute violazioni dei diritti umani e pratiche illegali di respingimento e detenzione (le operazioni “Hera” e “Poseidon” ne sono un esempio lampante).
FRONTEX SIGNIFICA SEMPRE PIU’ MILITARIZZAZIONE E RESPINGIMENTI, SEMPRE MENO SALVATAGGI E AIUTI
Frontex nelle proprie operazioni – tra cui l’operazione Triton che durerà almeno fino a fine 2015 – applica di fatto la tecnologia militare al controllo delle frontiere europee e il suo mandato non è affatto salvare vite (aspetto che resta “collaterale”) quanto proteggere i confini e respingere i migranti in fuga da guerre, persecuzioni e povertà. Frontex si occupa inoltre di rimpatri forzati (Joint Return Operations): dal 2006 al 2013 Frontex ha partecipato a 209 operazioni congiunte di rimpatrio, in collaborazione con gli stati UE, che hanno coinvolto 10.855 migranti.
Lo stesso direttore di Frontex ha dichiarato che “il mandato di Frontex non è condurre operazioni di salvataggio in mare”. Lo scopo evidente è quello di sorvegliare, schedare, respingere e dissuadere i migranti che cercano di raggiungere l’Europa e farlo utilizzando procedure e mezzi militari (elicotteri, aerei leggeri, navi, radar mobili, video termici, sonde, detector, ecc). Il tutto con il supporto della NATO il cui segretario generale Jens Stoltenberg, ha fatto sapere a metà maggio che l’Alleanza è pronta a intervenire nelle operazioni di guerra contro gli scafisti nordafricani, con la giustificazione che “sui barconi dei migranti potrebbero imbarcarsi anche terroristi o miliziani ISIS”. Senza dimenticare che è dal 2005 che le unità NATO forniscono assistenza e intelligence alle diverse agenzie nazionali anti-migranti dei Paesi partner del Mediterraneo.
La nuova sede di Catania rappresenterà quindi un ulteriore ingerenza e un potenziamento del ruolo repressivo e dell’impatto militare di Frontex con un approccio sicuritario e poliziesco fatto di attività “top secret”, schedature, prelievo forzato delle impronte digitali, ecc…
Invece di accogliere degnamente i migranti, Catania diventa così l’avamposto per la negazione dei loro diritti e della loro dignità.
Questo è Frontex ed è per questo che non lo vogliamo.
Quello che vogliamo è l’apertura di canali umanitari, un diritto d’asilo europeo per tutti i migranti che fuggono dalla morte, un’accoglienza degna che ancora manca nella nostra città (come dimostrano i casi del Palaspedini e di altre strutture dove i migranti vengono completamente abbandonati con i vari enti coinvolti che negano o si rimpallano le responsabilità), un sistema di accoglienza che metta fine al modello del CARA di Mineo e che non dia più alcuno spazio a mafiosi, politici, affaristi ed enti come quelli coinvolti nello scandalo “Mafia Capitale”.

Contro Frontex, per i diritti e la dignità di tutti/e,
Catania città aperta all’accoglienza!

11/7/2015 Rete Antirazzista Catanese

all’attenzione del Sindaco Bianco, che in risposta all’intervento della Rete Antirazzista durante l’incontro organizzato da Il Fatto Quotidiano il 10/7, ha affermato che “Frontex non e’ un’operazione militare”, nonostante sempre piu’ frequentemente i porti siciliani ospitino navi delle marine militari europee.

Pubblichiamo questa scheda informativa a sostegno della campagna internazionale Frredom Not Frontex: Freedom Not Frontex: March To Brussels
Comitato di base NoMuos/NoSigonella

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