Solidarietà ai 200 attivisti statunitensi arrestati e a tutto il movimento NoKxl

No alla repressione in Italia e negli USA 

Il Movimento NoMuos esprime la massima solidarietà ai duecento attivisti e attiviste arrestati/e domenica 2 marzo per aver manifestato contro la costruzione del megaoleodotto Keystone XL, davanti i cancelli della Casa Bianca a Washington e in generale grande vicinanza a tutto il movimento. Il Keystone XL è un progetto per la costruzione di un megaoleodotto della lunghezza di 2.735 km destinato a portare le tossiche sabbie bituminose dalla regione canadese dell’Alberta fino ai porti del Golfo del Messico dove saranno trattati per essere poi esportate nei paesi sempre più affamati di petrolio come la Cina. A causa dell’enorme danno ambientale di questo progetto, da anni il movimento NoKxl lotta per bloccare il realizzarsi di quest’opera, devastante per l’ecosistema della regione canadese Alberta, che contribuisce al surriscaldamento globale e mette in pericolo le acque e tutti i territori attraversati dalla conduttura, per non parlare delle riserve in cui vivono le comunità dei nativi americani. Il progetto ha infatti già portato alla devastazione delle foreste boreali dell’Alberta, provocando indignazione in tutto il mondo, foreste già precedentemente minacciate dalle coltivazioni e dalla costruzione di strade. In essa trovano rifugio orsi, lupi, puma, linci e tantissime varietà di esseri vegetali e animali che resistono ed esistono ancora nonostante la violenza del sistema industriale e capitalista che pezzo dopo pezzo si mangia il pianeta. I popoli nativi a loro volta, abitanti delle terre ancestrali ben prima e al di fuori del diritto, della proprietà e del denaro, legati al loro territorio perchè di esso se ne sentono parte e in esso generazione dopo generazioni si tramandano culture di rispetto, di simbiosi e di sacro amore verso le origini e verso la terra, verranno colpiti da questo progetto. Quel che loro chiamano “il serpente nero”, passerà a pochi metri dal confine della riserva Lakota e taglierà in due il territorio da loro concesso per trattato, travolgendo luoghi sacri e le vie d’acqua principali. Per questo i Lakota e i popoli indigeni solidali si sono già dichiarati in guerra. Sono già oltre 86.000 le persone che hanno dato la loro disponibilità a mettere in atto azioni di disobbedienza civile nel caso in cui il governo statunitense approvasse l’opera. Ci sentiamo estremamente vicini a questo movimento poichè anche qui in territorio italiano da anni ci si oppone alla realizzazione di altri ecomostri, imposti senza chiedere alcun permesso alle popolazioni coinvolte, dalla Val di Susa contro il treno dell’alta velocità Torino-Lione fino in Sicilia a Niscemi contro il sistema militare satellitare della marina statunitense M.U.O.S., per non parlare delle trivelle che tra poco pungeranno la terra e il mare, buco dopo buco, lungo tutte le nostre coste da Marsala a Ragusa, proprio in cerca di un petrolio che ormai è totalmente innecessario, se non per rimpinzare le tasche di indutriali e governi che hanno le mani in pasta negli immensi affari (di questi giorni l’arrivo delle navi americane dell’impresa NATIONAL OILWELL, una multinazionale americana fornitore leader a livello mondiale di apparecchiature e componenti utilizzati per l’estrazione di petrolio e gas, operazioni di produzione, fornitura di servizi di integrazione delle catene per l’industria petrolifera e gas). Un’ultima corsa al petrolio, un ultimo giro di vite e di dollari a danno del pianeta, a danno di tutta quella varietà di esseri viventi che vorrebbero vivere in semplicità e rispetto. Anche a Niscemi, l’amministrazione prima di Bush e adesso di Obama con la complicità dei nostri politici italiani non ha voluto assolutamente bloccare l’innalzamento delle tre parabole della stazione terrestre in barba ad ogni principio di precauzione e all’opposizione di tutto il movimento popolare che da anni denuncia il problema ambientale e la costante militarizzazione del territorio siciliano per scenari apocalittici di guerre globali. La nostra lotta è a Niscemi e in Sicilia, ma la nostra opposizione come per gli attivisti Nokxl è contro il governo di Washington e contro tutte le forme di sfruttamento e di dominazione. Piena solidarietà dunque al movimento No KeystoneXL, represso per il solo motivo di manifestare il suo dissenso contro l’ennesima opera tanto inutile quanto dannosa. NoKxl, NoMuos ora e sempre, fino alla vittoria!

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