
Con questo clima, anche una semplice camminata diviene un gesto sospetto, una possibile azione sovversiva: le torrette mobili si attivano. Giungono i mezzi della polizia italiana, dentro e fuori la base, per sorvegliare e per essere pronti a intervenire in difesa dell’indifendibile. I marines americani mobilitano i loro enormi Hammer che fanno sembrare veramente poca cosa la panda 4×4 e la punto di cui sono dotati i poliziotti italiani. Poliziotti e soldati, al momento, non possono far altro che filmare dagli Hammer blindati e dalla panda 4×4: i soldati americani si appostano nei posti migliori per le riprese, cambiando spesso e rapidamente posizione in modo da riprendere tutti con le telecamere dotate di teleobiettivi enormi. Non possono lasciarsi sfuggire i volti di ragazzi, uomini fatti, donne e bambini, tutti pacifici, tutti sorridenti e anche un po’ sorpresi per lo spiegamento di forze, sicuramente spropositato per sorvegliare delle persone che fanno trekking, con alcuni che reggono dei palloncini, per gioco: tutta la scena e tutti i volti vengono immortalati dalle telecamere della sicurezza dei militari statunitensi, ordinaria amministrazione per chi è abituato a vedere terroristi ovunque.
Il vento intanto trascina un paio di palloncini oltre la rete, una soldatessa in mimetica è tentata di raccoglierli, un coro la incoraggia a farlo e restituirli, ma chissà cosa teme dai palloncini e dal possibile gesto di “pacifica vicinanza” che mal si addice a chi indossa la divisa di un corpo militare in stato di allerta.
Fortuna che nella zona ci sono i canneti. Raccolta una canna più lunga di altre (fra quelle, tante, che hanno tagliato lungo la recinzione dalla parte del sentiero pubblico per meglio sorvegliarlo da dentro la base), è un gioco da ragazzi recuperare i due palloncini: sembra di stare al luna park quando se riesce il gioco di abilità, vinci un pesciolino rosso imbustato.
Apriti cielo! Non siamo al luna park e anziché con il pesciolino rosso, l’apparato militare reagisce mettendo in mostra tutti i suoi muscoli: a decine i marines si schierano lungo la recinzione. Agli hammer che, nonostante la mole, si mimetizzano nella rada macchia mediterranea, si affiancano i gipponi bianchi delle unità cinofile. Fa una certa impressione, ma è così: i soldati si dispiegano armi in pugno nei ripari ricavati nel ventre delle colline e nelle asperità del terreno lasciando in “prima linea”, subito dietro le reti, i feroci e ubbidienti cani antisommossa e da combattimento. Gli attivisti se la ridono alla grande, sempre più divertiti. Il vento gira e ora soffia in direzione della base, tutti i palloncini prendono respiro e indirizzano il loro volo verso le antenne da guerra. Recano un messaggio che va a impigliarsi fra le reti e i tiranti degli altissimi tralicci, i militari guardano stupiti: ogni palloncino ha una targhetta con la scritta No War.
Il vento cambia ancora e uno squarcio fra le nubi lascia intravvedere di nuovo il sole. Il tempo tiene, la minaccia del temporale sembra allontanarsi: la passeggiata può prolungarsi.

Lascia un commento