Rwm (Sardegna), a che punto siamo?

Rwm (Sardegna), a che punto siamo?
Territori militarizzati: un confronto con attivisti dei movimenti sardi

TERRITORI MILITARIZZATIUn confronto con attivisti dei movimenti sardi" è la seconda delle tre iniziative che come movimento No Muos abbiamo deciso di mettere in piedi per analizzare gli aspetti interni ed esterni della guerra in questa fase che stiamo vivendo.Al pari della Sicilia, la Sardegna subisce decenni di occupazione militare. Gran parte del suo territorio è sottoposto a servitù militare e viene utilizzato per esercitazioni dal forte impatto ambientale (forte è la diffusione dell’uranio impoverito) dagli eserciti dei paesi della NATO e da altri alleati dell’Alleanza Atlantica. Sulle coste, oltre a basi navali, numerose sono le strutture di telecomunicazioni militari. A Domusnovas la fabbrica RWM produce munizioni per armamenti utilizzati nei conflitti di mezzo mondo, fra cui quello in Yemen.Contro tutto questo si sviluppa da sempre una tenace lotta per liberare la Sardegna dalla cancrena militare. Ne parleremo sabato 20 febbraio, alle ore 18,30, con Massimo Coraddu, di "Stop RWM", e Davide Pinna, di "A Foras".

Pubblicato da No Muos su Sabato 20 febbraio 2021

Dopo la nostra iniziativa sui territori militarizzati proviamo a fare il punto sulla questione RWM e sulla mobilitazione dei compagni sardi attraverso un approfondimento.

Campagna stop-RWM: la comunità si mobilita per impugnare la sentenza del TAR Sardegna

Lo scorso 25 febbraio, lo studio legale degli avvocati Andrea e Paolo Pubusa ha impugnato, davanti al Consiglio di Stato, la sentenza n. 422/2020 del TAR Sardegna dello scorso luglio che ha rigettato le numerose ipotesi di illegittimità, sollevate dai ricorrenti, relative all’ampliamento dello stabilimento dell’azienda RWM Italia Spa, la fabbrica di esplosivi e ordigni per uso militare di Domusnovas-Iglesias.

La presentazione del ricorso è stata possibile grazie al sostegno di numerosi cittadini, associazioni, comitati e gruppi che, nonostante le continue intimidazioni, si sono mobilitati e hanno partecipato attivamente alla “campagna Stop-RWM”, organizzando incontri e iniziative informative, nazionali e internazionali, finalizzate alla sensibilizzazione sull’argomento e alla raccolta dei fondi necessari per coprire le spese legali.

È possibile scaricare dal seguente link il testo integrale del Ricorso di Appello al Consiglio di Stato, presentato il 26 Febbraio 2021:

appelloconsigliodistato

La richiesta di annullamento della decisione di primo grado ripercorre tutti i 43 punti in cui è articolata la sentenza, rilevandone l’illogicità, la lacunosità e l’eccessiva carenza nelle motivazioni, che non giustificano le conclusioni alle quali sono arrivati i giudici della I sezione del TAR Sardegna.

L’aver liquidato come irrilevanti i richiami dei ricorrenti alla Costituzione, alla normativa vigente che impedisce il commercio di armi con i paesi in guerra (legge 185/90 e trattato per la limitazione del commercio delle armi dell’ONU), e alla risoluzione del Parlamento Europeo del 4 ottobre 2018 sulla guerra in Yemen, contrasta con le norme di diritto costituzionale e internazionale. Lo conferma la stessa decisione del governo italiano di annullare le licenze di esportazione di RWM verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti e quella del Giudice delle indagini preliminari di Roma che, respingendo le richieste di archiviazione, consente alla Procura di proseguire le indagini sull’azienda RWM e sull’agenzia UAMA, che ha autorizzato le esportazioni di armi da guerra verso quei paesi.

Le altre questioni sollevate nel ricorso riguardano in particolare la modalità del rilascio dell’autorizzazione all’ampliamento dello stabilimento, “furbescamente” suddiviso in oltre 20 richieste scorrelate tra loro, così da evitare una valutazione cumulativa dell’intero progetto; e questo nonostante si tratti della costruzione di imponenti edifici con sbancamento di interi rilievi, e della realizzazione di enormi terrapieni, alcuni dei quali ricadono anche nell’area golenale tutelata del Rio Gutturu Mannu (Rio Figu), che attraversa lo stabilimento ed è riconosciuta come “area di pericolosità idraulica” dalla stessa Direzione Generale dell’Agenzia Regionale del Distretto Idrografico della Sardegna.

Insomma, un enorme impianto industriale che beneficia di un’autorizzazione ambientale semplificata e che invade una zona adibita ad agricoltura e pascolo, classificata come “zona ricoperta da bosco” nel Piano Paesaggistico Regionale e prossima alla zona naturalistica protetta SIC del Monte Linas – Marganai. Nonostante la vicinanza ad un’area protetta, nonostante in quello stabilimento si producano e si testino esplosivi, il TAR Sardegna non ha ritenuto necessaria la valutazione di impatto ambientale delle intere opere autorizzate.

La sentenza impugnata ha ignorato, inoltre, l’intera normativa italiana ed europea sulla partecipazione dei cittadini e dei portatori di interesse alle scelte che li riguardano.

Questo fatto è ancora più grave, perché l’occultamento delle informazioni riguarda la realizzazione di uno stabilimento ad elevato rischio di incidente rilevante (d.lgs 105/2015 e d.lgs 334/1999).

Il Piano di Emergenza per le Aree Esterne (PEE), obbligatorio per gli stabilimenti come quello di RWM a Domusnovas-Iglesias, è infatti abbondantemente scaduto e non più rinnovato, nonostante le trasformazioni radicali avvenute nello stabilimento e nella stessa quantità e qualità della produzione in corso. Non esiste perciò alcuna garanzia per la sicurezza della popolazione, che viene tenuta all’oscuro perfino dei piani di sicurezza e degli eventuali rischi a cui potrebbe andare incontro.

Il ricorso al Consiglio di Stato si inserisce all’interno di un’ampia mobilitazione, che vede la comunità impegnata a difesa della propria salute, del proprio territorio e dell’ambiente e affinché venga garantito un lavoro dignitoso e moralmente accettabile a tutti i cittadini, compresi gli attuali dipendenti della RWM; mentre le istituzioni locali appaiono meno interessate alle tematiche ambientali e alla sicurezza dei cittadini e molto più attente agli interessi della multinazionale Rheinmetall.

L’ultimo fatto sul quale si è chiesto l’intervento della Procura della Repubblica, riguarda il caso del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (presentato a dicembre 2019) contro l’autorizzazione per la realizzazione del nuovo poligono per test esplosivi, il Campo prove R140, di cui si sono perse le tracce nel comune di Iglesias!

Italia Nostra Sardegna, Unione Sindacale di Base per la Regione Sardegna USB, Assotziu Consumadoris Sardigna

Tratto da: http://italianostrasardegna.blogspot.com/2021/02/campagna-stop-rwm-la-comunita-si.html

IL CONTESTO

Alla fine il governo Conte, subito prima di dare le dimissioni, si è finalmente deciso ad annullare le licenze di esportazione in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi per le bombe prodotte da Rheinmetall-RWM in Sardegna e l’azienda ha annunciato di voler ricorrere contro questo provvedimento governativo. 

Ne abbiamo parlato qui: https://www.nomuos.info/governo-revoca-lexport-di-bombe-verso-arabia-saudita-ed-emirati-fermati-12-700-ordigni-sui-20mila-autorizzati-durante-mandato-renzi/

Ultimo atto del governo Conte: stop alle armi italiane per la guerra in Yemen

L’Italia ha finalmente bloccato l’export di missili, bombe d’aereo e altro materiale bellico alle forze armate di due Paesi arabi coinvolti, Arabia Saudita ed Emirati Arabi

Guerra in Yemen, terribile tragedia umanitaria, migliaia di civili uccisi nei bombardamenti aerei della coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, caccia e bombe made in Europe. Meglio tardi che mai, l’Italia ha finalmente detto stop all’ignobile export di armi alle forze armate dei due Paesi arabi coinvolti. Il Governo Conte, alla vigilia delle sue dimissioni, ha revocato le autorizzazioni per il trasferimento di missili e bombe d’aereo ad Arabia Saudita ed Emirati. La revoca delle licenze rilasciate dalle autorità italiane tra il 2016 e il 2018 è giunta dopo la “sospensione per 18 mesi” decisa dall’esecutivo l’11 luglio 2019, grazie alla campagna di denuncia e mobilitazione che ha visto protagoniste decine di associazioni pacifiste e ONG dei diritti umani.

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Entrata dello stabilimento della RWM di Domusnovas, Sardegna, Italia

Secondo la Rete Italiana Pace e Disarmo e Opal, l’Osservatorio sulle armi leggere di Brescia, il provvedimento riguarda perlomeno sei diverse autorizzazioni di esportazione, tra le quali la licenza del Ministero degli Affari esteri del 2016 (premier Matteo Renzi), relativa ad oltre 19.600 bombe aeree della serie Mk 82, Mk 83 ed Mk 84 del valore di oltre 411 milioni di euro, a favore del regime saudita. A produrre gli ordigni, lo stabilimento di RWM Italia S.p.A. di Domusnovas, in Sardegna.

Portata storica

“Si tratta di un atto di portata storica che avviene per la prima volta nei 30 anni dall’entrata in vigore della Legge n.185 del 1990 sull’export di armi”, hanno commentato Amnesty International Italia, Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile, Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari, Oxfam Italia, Rete Italiana Pace e Disarmo e Save the Children. “Questa decisione pone fine – una volta per tutte – alla possibilità che migliaia di ordigni fabbricati in Italia possano colpire strutture civili, causare vittime tra la popolazione o possano contribuire a peggiorare la già grave situazione umanitaria nel Paese”.

La campagna di mobilitazione per imporre l’embargo di bombe made in Italy alla coalizione militare internazionale responsabile del bagno di sangue in Yemen si è allargata dopo le risultanze di un’inchiesta di un gruppo di ricercatori delle Nazioni Unite che nel gennaio del 2017 aveva bollato come “crimini di guerra” le operazioni aeree condotte da Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Nel corso della loro missione, i ricercatori ONU avevano individuato i frammenti di alcune bombe utilizzate contro obiettivi civili, la cui produzione era stata individuata in Italia, confermando quanto era già stato anticipato in Sardegna dalle organizzazioni No War e da Opal. A settembre 2000, il Parlamento Europeo aveva poi approvato ad ampia maggioranza una Risoluzione che condannava l’intervento militare in Yemen di Arabia Saudita ed Emirati Arabi e invitava la Commissione ad avviare nei confronti di questi due paesi “un processo finalizzato ad un embargo dell’UE sulle armi”.

Licenze revocate

Come hanno rilevato Amnesty International Italia e le associazioni partner, la decisione di revoca delle licenze “conferma la necessità di indagare sulla responsabilità penale di UAMA – l’Autorità responsabile delle autorizzazioni presso la Farnesina – e RWM Italia nelle esportazioni di bombe della serie Mk durante il periodo del conflitto, come denunciato alla magistratura da alcune delle nostre organizzazioni ora in attesa di una decisione del GIP in merito al proseguimento dell’indagine”.

Nell’aprile del 2018, la Rete Pace e Disarmo, l’European Center for Constitutional and Human Right (Ecchr) di Berlino e l’ONG yemenita Mwatana for Human Rights avevano presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma in cui s’ipotizzavano i reati di abuso di ufficio da parte di UAMA e di omicidio colposo da parte di RWM Italia, a seguito del rilevamento nel 2016 di frammenti di bombe e un anello di sospensione con numero di serie della produzione nello stabilimento Domusnovas di RWM Italia, dopo un bombardamento aereo del villaggio yemenita di Deir Al-Hajari, in cui avevano perso la vita sei persone, tra cui quattro bambini. Secondo i legali delle tre associazioni, l’esportazione di queste bombe avrebbe palesemente violato la legge italiana 185/90, la Posizione Comune 2008/944 dell’Ue e il Trattato Onu sul commercio delle armi. Dopo la richiesta di archiviazione del procedimento da parte del Pubblico ministero del Tribunale di Roma, il 26 gennaio 2021 le ONG hanno presentato opposizione e ora si attende la decisione del GIP.

Denuncia alla Corte Penale Internazionale

L’11 dicembre 2019, Rete Pace e Disarmo, Ecchr e Mwatana for Human Rights, insieme ad Amnesty International, Campaign Against Arms Trade e Centre Delàs hanno anche presentato una Comunicazione alla Corte Internazionale dell’Aia chiedendo un’indagine sulla responsabilità delle autorità governative di Italia, Germania, Francia, Spagna e Regno Unito e delle aziende esportatrici di armi all’Arabia Saudita e agli Emirati. Le associazioni hanno documentato ben 26 attacchi aerei in cui sono stati impiegati ordigni prodotti in Europa.

Secondo Amnesty International Italia e le associazioni partner, tra il 2015 e il 2019 il nostro Paese ha autorizzato l’export di armamenti per un valore complessivo di circa 845 milioni di euro verso l’Arabia Saudita e per oltre 704 verso gli Emirati Arabi Uniti. “Sebbene da metà 2019 non sia stata rilasciata alcuna autorizzazione sui materiali specificamente indicati nella decisione governativa, su altri tipi di materiali d’armamento è stato invece dato il via libera nel secondo semestre 2019 a 6 autorizzazioni verso l’Arabia Saudita per un valore complessivo di circa 105 milioni di euro e a 25 autorizzazioni verso gli Emirati Arabi Uniti per un valore di circa 79 milioni di euro”, aggiungono le ONG. “Le stime per i primi sei mesi del 2020 segnalano infine spedizioni definitive per poco meno di 11 milioni di euro in armi e munizioni di tipo militare verso gli EAU e 5,3 milioni di euro all’Arabia Saudita (dei quali 4,9 milioni riguardano pistole o fucili semiautomatici che possono essere state destinate anche a militari o corpi di sicurezza pubblici o privati)”.

Fabbriche contro la revoca dei permessi

Contro la revoca dell’export di bombe ai due Paesi arabi, l’amministratore delegato di RWM Italia, Fabio Sgalzi, ha annunciato di voler presentare un ricorso al TAR. “Siamo di fronte ad un provvedimento ad aziendam, che di fatto colpisce duramente solo RWM Italia”, ha dichiarato Sgalzi all’AGI. “L’azienda assicura che farà l’impossibile per ottenere l’annullamento di un provvedimento ingiusto e punitivo, a tutela delle centinaia di lavoratori, molti dei quali già finiti in cassa integrazione. Pur riconoscendo la complessità della situazione yemenita, il periodo 2019-2020 ha registrato molti passi concreti nella direzione di una stabilizzazione e pacificazione dell’area, contrariamente a quanto accaduto negli anni precedenti. Troviamo, quindi, la decisione del governo contraria alla verità dei fatti”.

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Guerra in Yemen

RWM Italia SpA è interamente controllata dal colosso tedesco Rheinmetall AG, uno dei maggiori produttori d’armi leggere e pesanti a livello internazionale. L’azienda italiana ha due stabilimenti, uno a Domusnovas-Iglesias e uno a Ghedi (Brescia), dove si trova anche la sede principale. “Il core business di RWM Italia è basato principalmente sulle attività di bombe d’aereo general purpose e da penetrazione; caricamento di munizioni e spolette; sviluppo e produzione di teste in guerra per missili da crociera, siluri, mine marine, cariche di demolizione e controminamento”, riporta il sito web dell’azienda. A Domusnovas, in particolare, vengono prodotte le famigerate Mk81, Mk82, Mk83 ed MK84 impiegate in Yemen e le devastanti bombe d’aereo di penetrazione BLU 109, BLU 130, BLU 133 e Paveway IV.

Piano di investimento

Per ampliare le infrastrutture e potenziare la produzione di sistemi di morte nello stabilimento sardo, nel 2017 il colosso Rheinmetall ha predisposto un piano di investimento finanziario di 35 milioni di euro. RWM Italia ha poi richiesto la concessione edilizia per la costruzione di nuovi reparti e per il Campo Prove R140, un poligono per prove esplosive all’aperto, nell’area territoriale che ricade nel Comune di Iglesias.

Le autorità locali hanno rilasciato le autorizzazioni secondo modalità di “dubbia legittimità”, come affermato da Italia Nostra e dal Comitato per la Riconversione della RWM, che hanno presentato ricorso al TAR. “Nella prima metà di marzo 2020, in piena pandemia, gli uffici del Comune di Iglesias sono stati più che mai attivi nell’istruire numerose pratiche relative all’ampliamento dello stabilimento di Domusnovas”, spiega Graziano Bullegas, Presidente di Italia Nostra Sardegna. “La strategia utilizzata è quella dello spezzatino, ormai collaudata negli anni. Non si presenta un’istanza univoca e un piano attuativo, ma più richieste per singoli interventi in modo da impedire una visione generale, eludere pareri di natura regionale molto più complessi e soprattutto esigenti dal punto di vista delle documentazioni aggiunte”.

Pericolo per l’incolumità pubblica

“La fabbrica di RWM rappresenta un serio pericolo per la pubblica incolumità e per la salvaguardia dell’ecosistema in quanto stabilimento ad elevato rischio di incidente rilevante, con un Piano di Sicurezza Esterno scaduto da quasi 10 anni e mai aggiornato all’attuale produzione di ordigni bellici”, aggiunge Bullegas. “Il tutto reso ancor più insostenibile dal rilascio da parte della provincia di una autorizzazione ambientale semplificata simile a quella che viene rilasciata a una piccola attività artigianale, anziché l’autorizzazione Integrata Ambientale più rigida e meno permissiva. Così la più grande fabbrica di bombe d’Europa ha un’autorizzazione pari a quella che ha un’autofficina!”.

Contemporaneamente alla richiesta d’embargo dell’export ad Arabia Saudita, EAU e Turchia e contro l’ampliamento dello stabilimento di Domusnovas, una ventina di associazioni hanno dato vita al Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile con lo “scopo di promuovere la riconversione al civile di tutti i posti di lavoro, nell’ottica di uno sviluppo del territorio che sia pacifico e sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale e come segno di volontà di pace dal basso”. Il Comitato ha lanciato una campagna di crowfunding per sostenere le spese legali nei ricorsi amministrativi contro l’espansione della produzione di bombe (dopo il rigetto del TAR del primo ricorso nel luglio 2020, la sentenza è stata impugnata davanti al Consiglio di Stato).

Intanto, per martedì 9 febbraio, la Campagna Stop RWM e il Cagliari Social Forum hanno indetto un sit-in di sensibilizzazione nella città capoluogo della Sardegna. No alla produzione di bombe – Stop alla vendita di armi, le richieste al centro dell’iniziativa che intende pure stigmatizzare le recentissime affermazioni dall’amministratore delegato di RWM, dal sindaco di Domusnovas e di alcune organizzazioni sindacali, fortemente critici della “storica” pur se tardiva decisione governativa di revoca delle licenze d’esportazione.

Antonio Mazzeo

Tratto da: https://www.africa-express.info/2021/02/09/ultimo-atto-del-governo-conte-stop-alle-armi-italiane-per-la-guerra-in-yemen/

Successivamente Rheinmetall-RWM ha annunciato di aver acquisito, da un non meglio precisato paese europeo, una nuova commessa per la fabbricazione di bombe, riaprirà per questo la fabbrica di Domusnovas-Iglesias, a partire da oggi per i prossimi due mesi, facendo rientrare i suoi dipendenti dalla cassa integrazione, dove si trovavano da agosto.

C’è una commessa: la Rwm di Domusnovas riavvia la produzione

L’ad spiega che la ripresa è solo temporanea, la recente revoca delle licenze di esportazione verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti non consente previsioni a lungo raggio11 FEBBRAIO 2021

CAGLIARI. Questa mattina 11 febbraio la Rwm Italia (del gruppo Tedesco Rheinmetall), durante una riunione in Confindustria, ha comunicato ai sindacati che sospenderà nei prossimi giorni il ricorso agli ammortizzatori sociali per gli 80 lavoratori dello stabilimento di Domusnovas in Cassa Integrazione da settembre 2020. «L’acquisizione tra dicembre e gennaio di alcune commesse urgenti da parte di un Paese Europeo – ha dichiarato l’amministratore selegato di Rwm Italia, Fabio Sgarzi – consentirà qualche mese di continuità lavorativa a tutti i lavoratori dello stabilimento di Domusnovas. È tuttavia evidente che non basta una rondine a fare primavera – ha proseguito – la ripresa, purtroppo, è solo temporanea. Siamo ben lontani dai volumi produttivi e dal numero di lavoratori di due anni fa e soprattutto dalle previsioni di crescita, della produzione e dell’occupazione, collegate alle autorizzazioni prima concesse e ora revocate».

«Chi ha gridato al ricatto occupazionale – licenziamenti in caso di cancellazione delle licenze di esportazione – dovrebbe ricredersi – sostiene ancora l’Ad -La Rwm Italia non pratica questo genere di condotte; al contrario, dove ci sono occasioni di business le coglie, anche a beneficio dei lavoratori e del territorio. Come è normale che sia». «Ora lo Stato, il Governo e la Regione devono fare la loro parte, dopo 18 mesi di incomprensibile immobilismo – continua Fabio Sgarzi – se oggi è giusto essere soddisfatti per chi torna al lavoro, è altrettanto giusto non dimenticare chi rimarrà, comunque, senza lavoro in conseguenza di una decisione dello Stato».

«I lavoratori senza occupazione a causa della revoca delle licenze di esportazione verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti non sono diversi da quelli di altre aziende italiane per le quali lo Stato si è prodigato, a fronte, peraltro, di problemi causati da cattiva gestione o distorte logiche di profitto – conclude – Nel nostro caso, al contrario, i problemi nascono da scelte governative non ponderate e dunque è doveroso, adesso, l’impegno anche dello Stato nella ricerca di soluzioni. Lo Stato, se vuole, può farlo». (ANSA).

MA NON È TUTTO:

Nel frattempo gli azionisti di Rheinmetall-RWM hanno diverse altre cose di cui preoccuparsi:

il GIP di Roma ha respinto la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sull’esportazione illecita di ordigni (le bombe fabbricate da RWM in Sardegna) verso paesi in guerra (l’Arabia Saudita e gli Emirati) e ha ordinato alla Procura di proseguire e approfondire le indagini sui vertici di RWM e dell’agenzia governativa UAMA.

Yemen, tribunale di Roma: “L’inchiesta sulle bombe italiane deve continuare”

Rwm (Sardegna), a che punto siamo?

Accolto il ricorso delle organizzazioni pacifiste. Questo apre la strada all’iscrizione nel registro degli indagati dei responsabili dell’azienda produttrice Rwm e dell’agenzia governativa per gli armamenti Uama. Al centro della denuncia c’era l’attacco della coalizione a guida saudita che nell’ottobre 2016 uccise un’intera famiglia di sei persone

ROMA – L’indagine sulle responsabilità per le bombe italiane nello Yemen deve andare avanti: la richiesta di archiviazione da parte del Pm deve essere respinta. Roberta Conforti, Giudice delle indagini preliminari presso il tribunale di Roma, ha accolto il ricorso delle organizzazioni della società civile, e ha ordinato alla procura di andare avanti con l’inchiesta, raccogliendo entro sei mesi gli elementi di fatto mancanti e iscrivendo nel registro degli indagati i responsabili della Rwm Italia, l’azienda produttrice degli ordigni collegata con la tedesca Rheinmetall, e dell’Uama, l’agenzia del ministero degli Esteri che autorizza l’esportazione di armamenti.

Il ricorso era stato presentato dal berlinese Ecchr (Centro europeo per i diritti umani e costituzionali), dalla yemenita Mwatana for Human Rights e dalla Rete italiana Pace e Disarmo. Al centro della denuncia c’era l’attacco portato dai cacciabombardieri della coalizione a guida saudita nel nord dello Yemen, a Deir al Hajari, nell’ottobre 2016, che aveva portato alla morte di un’intera famiglia di sei persone. Il Pm però aveva proposto l’archiviazione, seguendo le argomentazioni legate alla difesa dei posti di lavoro nella fabbrica Rwm di Domusnovas, in Sardegna, e alle motivazioni legate alla presenza sul mercato di altre aziende internazionali. Ma il Gip ha tagliato corto: “Il pur doveroso, imprescindibile impegno dello Stato per salvaguardare i livelli occupazionali non può, nemmeno in astratto, giustificare una consapevole, deliberata violazione di norme che vietino l’esportazione di armi verso Paesi responsabili di gravi crimini di guerra e contro popolazioni civili”, recita l’ordinanza, ed “è irrilevante la circostanza che l’esportazione delle armi fosse inferiore a quella delle società estere”.

“Questa decisione rimette al centro della vicenda il diritto delle vittime ad avere giustizia e ad accertare le responsabilità sostanziali sia dei produttori di armamenti che delle autorità competenti”, dice Francesca Cancellaro, avvocata delle organizzazioni. Per i rappresentanti della società civile è un momento di grande soddisfazione. Da questa decisione potrebbe derivare anche un interessamento, ancora da definire giuridicamente, della Corte penale internazionale. “Questo caso rientra in una comunicazione più completa già presentata alla procura della Corte penale internazionale che nel suo report annuale ha annunciato di voler approfondire il caso delle armi in Yemen”, sottolinea Francesco Vignarca, della Rete italiana Pace e Disarmo. La riapertura delle indagini coincide, dicono le organizzazioni pacifiste, con la disponibilità a testimoniare da parte delle famiglie delle vittime.

Al centro della vicenda, c’è la certezza che a compiere una strage sono state bombe italiane della serie Mk, esportate probabilmente quando l’Onu e le Ong locali aveva già ben documentato le violazioni del diritto internazionale compiute dalla coalizione sunnita con i ripetuti attacchi ai civili yemeniti, spesso slegati da obiettivi militari. A dare nuovo impulso alla causa c’è stata la decisione del governo italiano di revocare in via definitiva le licenze di esportazione di bombe e missili verso l’Arabia saudita e gli Emirati arabi uniti, fermando la vendita di oltre dodicimila ordigni.

Tratto da: https://www.repubblica.it/esteri/2021/02/24/news/yemen_l_inchiesta_sulle_bombe_italiane_deve_proseguire_-288988812/?ref=RHTP-VS-I270681069-P14-S4-T1

E ANCORA:

Il GIP di Cagliari invece ha accolto la richiesta di archiviazione per una querela che RWM aveva presentato contro due attivisti del Comitato per la Riconversione della fabbrica.

La querela era del tutto pretestuosa, pretendeva di criminalizzare le legittime opinioni  espresse dagli attivisti a proposito della natura abominevole della produzione della fabbrica ed era evidentemente stata presentata per intimidire e frenare l’attività di chi ad essa si oppone.

Il GIP ha respinto definitivamente questa assurdità.

La notizia è passata un po’ in sordina presso i media nazionali. Riprendiamo l’articolo del Manifesto sardo.

Il GIP dispone l’archiviazione della querela di RWM Italia spa contro il Comitato Riconversione RWM

A seguito della querela per “diffamazione a mezzo stampa”, presentata il 28 ottobre 2019 da Fabio Sgarzi, legale rappresentante di R.W.M. Italia S.p.A. contro Arnaldo Scarpa e Cinzia Guaita, portavoce del Comitato Riconversione Rwm per la pace e il lavoro sostenibile, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Cagliari – dott.ssa Lucia Perra – ha disposto, il 24 febbraio 2021, l’archiviazione del procedimento “in quanto la notizia di reato appare infondata”.

Nell’ordinanza si legge:

  • “la società RMW Italia Spa opera nel settore della Difesa, svolgendo l’attività di fornitura di materiali d’armamento sia per l’Italia che per Paesi terzi, tra cui l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.
  • Nel luglio 2019, il Governo italiano decise, a causa del protrarsi della crisi yemenita, di bloccare temporaneamente le esportazioni di bombe d’aereo e missili dirette ai due Paesi sopracitati e sospendere le autorizzazioni già rilasciate alle imprese del settore, tra cui RWM Italia Spa. A causa della conseguente riduzione di produzione, la società si vide costretta a procedere a una significativa diminuzione del personale impiegato, mediante il mancato rinnovo di circa 160 contratti a tempo indeterminato prossimi alla scadenza.
  • A seguito di tale decisione, fu pubblicata una nota stampa firmata dai due portavoce del “Comitato Riconversione RWM”, odierni indagati, in cui lamentarono non solo il cattivo trattamento riservato ai lavoratori della società, nel caso concreto, ma anche, in via generale, il carattere immorale, oltre che illegittimo, dell’attività commerciale svolta dalla RWM.
  • Le affermazioni contenute nella nota appena citata, poi condivisa dai canali social dell’associazione e diffusa dalla stampa locale, furono ritenute dal querelante estremamente lesive della reputazione della RWM, da sempre attenta al rispetto della rigida normativa di settore; chiese, quindi, la punizione degli indagati per il reato di cui all’imputazione.”

Omissis

Ritiene questo Giudice che debbano accogliersi integralmente le argomentazioni sostenute dal Pubblico Ministero in relazione all’infondatezza della notizia di reato ai sensi dell’art. 125 disp. att. c.p.p.

I passaggi sui quali è stata posta l’attenzione di questo Giudice nell’atto di querela riguardano principalmente l’accusa di “illegittimità” rivolta dagli indagati all’attività di rifornimento bellico all’Arabia Saudita e agli Emirabi Arabi Uniti, paragonata allo “spaccio di stupefacenti e allo sfruttamento della prostituzione ”.

In primis, è doveroso sottolineare che il comunicato non nasconde il fatto che l’impresa della RWM fosse stata regolarmente autorizzata dal Governo italiano ma, al contrario, tale circostanza è ripetuta più volte nel testo: ciò che viene contestata è invece la “rischiosità” di tale operazione, poiché, secondo gli indagati, sarebbe stata ab origine in contrasto col dettato della L. 185/90, correttamente citata.

D’altronde, appare oggi ancora più difficile negare la correttezza di tale contestazione, considerato che la mozione approvata alla Camera il 24 giugno 2019, da cui è derivata, in  seguito, la relativa sospensione delle autorizzazioni, è stata fondata proprio sulla “applicazione rigorosa delle disposizioni della legge 9 luglio 1990, n. 185” (vedi mozione 1/00204 del 24.06.2019).”

Omissis

“Appare quindi evidente che l’equiparazione allo spaccio di stupefacenti e allo sfruttamento della prostituzione non riguarda in senso stretto l’operato della RWM quanto, invece, “quel tipo di commercio”, inteso in senso ampio come il commercio di armi portato avanti in contrasto con la legge nazionale e internazionale.

Alla luce di quanto sopra, la notizia di reato appare infondata: deve pertanto ordinarsi l’archiviazione del procedimento e la restituzione degli atti al Pubblico Ministero.”

È passato quasi un anno dall’appello del Segretario generale dell’Onu António Guterres che chiedeva un immediato cessate il fuoco globale in tutti gli angoli del mondo, sottolineando la necessità di unirsi tutti contro un unico nemico, il Covid-19 ed evidenziando come la furia del virus illustri la follia della guerra.

Nonostante la sensatezza di quanto richiesto e l’evidenza di quanto affermato, il mondo è andato avanti a produrre armi e ad usarle nei luoghi più devastati del pianeta, lasciando inascoltato anche l’invito di Papa Francesco ad un’ecologia integrale. 

Dopo che il GIP di Roma ha stabilito che continui  l’indagine su RWM e UAMA, a proposito dell’attacco aereo mortale contro civili presumibilmente compiuto dalla coalizione militare guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi, nel nord est dello Yemen, e il Giudice di Cagliari ha emesso l’attuale ordinanza, che conferma la necessità di rispettare in ogni circostanza la L.185/90,  legare il lavoro del nostro territorio a produzioni di guerra appare oggi più che mai assolutamente fuori luogo.

Arnaldo Scarpa e Cinzia Guaita, portavoce Comitato Riconversione Rwm

Tratto da: https://www.manifestosardo.org/il-gip-dispone-larchiviazione-della-querela-di-rwm-italia-spa-contro-il-comitato-riconversione-rwm/#more-32404

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