Università e guerra

copertina opuscolo No Muos Università e guerra
Università e guerra 1
Copertina dell’opuscolo No Muos su Università e guerrra

INDICE

INTRODUZIONE

Perché parlare di università e guerra?

CAPITOLO 1

L’università oggi

Università e PNRR: verso dove stiamo andando

CAPITOLO 2

Università e guerra

CAPITOLO 3

Rapporti tra Turchia, Israele, Pentagono e università italiane

Turchia

Le università italiane e quelle turche

Il sionismo occupa anche le università italiane

Dual use: quando la ricerca civile e militare diventano la stessa cosa

L’università di Catania e Israele

La doppia presenza degli USA in Italia: territorio e università

Università e Pentagono

CAPITOLO 4

Guerra e ambiente

La guerra: un’attività che devasta i territori

Le basi militari: consumo di suolo e contaminazione

Le emissioni inquinanti dell’industria bellica

Piano nazionale di ripresa e resilienza… militarizzata

CONCLUSIONI

Introduzione

Perché parlare di università e guerra?

Il movimento No MUOS, che da anni si batte contro l’installazione del MUOS a Niscemi, contro la presenza di tutte le basi militari in Sicilia e contro la militarizzazione del territorio, a partire dall’estate 2021 ha avviato una riflessione interna che ha coinvolto attivamente anche studenti universitari e studentesse universitarie. A partire da questo, ci siamo chiesti quali fossero i rapporti che l’apparato militare (italiano e non) e l’industria bellica hanno con il mondo della formazione. Infatti, se l’intrusione degli apparati militari nelle scuole si palesa nelle visite organizzate in caserme e basi, non ultima la base USA di Sigonella, o nei progetti stilati in diretta collaborazione con l’Esercito (e in Sicilia a quello italiano si aggiungono spesso i marines statunitensi), il rapporto che intercorre tra l’apparato militare-industriale e le università è apparentemente meno evidente.

Nei mesi di Novembre e Dicembre 2021, abbiamo fatto un lavoro di auto-inchiesta all’interno dell’Ateneo di Catania sulle informazioni e le opinioni che hanno le studentesse e gli studenti dell’Università di Catania sui rapporti dell’università con le aziende private, con un particolare interesse per i rapporti tra università e guerra. Riteniamo i risultati un utile indicatore per capire il livello di consapevolezza di studenti e studentesse circa questi temi, ma anche il livello di trasparenza da parte delle istituzioni sulla circolazione di alcune informazioni. Sebbene la maggior parte delle persone che hanno risposto siano a conoscenza del fatto che l’università ha rapporti con delle aziende private (87.2%), e che queste aziende private finanzino la ricerca universitaria (73.2%), la percezione/consapevolezza che alcune di queste aziende hanno a che vedere con l’industria militare è decisamente scarsa. Infatti, buona parte dei/delle rispondenti non è a conoscenza che alcune delle aziende con cui opera l’università fanno parte dell’industria bellica (83.7%); inoltre, buona parte delle persone che hanno partecipato al questionario non è a conoscenza del fatto che alcune delle ricerche svolte in ambito accademico hanno poi un utilizzo nell’ambito militare (63.5%). Andando a sondare le opinioni degli studenti e delle studentesse sul rapporto tra università e aziende private, emerge che poco più del 66% dei/delle rispondenti giudica positivamente che l’università abbia dei rapporti con delle aziende private; esattamente la metà di chi ha partecipato al questionario giudica positivamente che la ricerca sia finanziata anche da aziende private, e non crede che la ricerca universitaria dipenda quindi dagli interessi delle aziende che finanziano l’attività di ricerca, o che queste stesse aziende possano lucrare sull’attività di ricerca accademica. Ad ogni modo, c’è un’opinione diffusa sulla necessità che l’università presti attenzione al tipo di aziende con cui stringe dei patti (più del 91%) e che le aziende con cui collabora l’università debbano avere e applicare un codice etico molto chiaro (90.7%). Andando ad indagare le opinioni che gli studenti e le studentesse hanno sul rapporto tra università e guerra, emergono dei dati altrettanto interessanti. Infatti, la maggior parte (circa il 55%) non giudica positivamente che l’università abbia a che fare con aziende che fanno parte, in un modo o nell’altro, dell’industria bellica, ritiene anche inopportuno che alcuni esiti della ricerca universitaria siano utilizzati in ambito bellico e militare, e quindi ritiene che l’università non debba avere nessun tipo di rapporto con l’industria bellica.  Andando ancora più a fondo, una percentuale non indifferente di rispondenti non è riuscita ad esprimere una opinione sul fatto che l’università abbia un ruolo attivo nello sviluppo dell’industria bellica e che contribuisca allo sviluppo dell’industria bellica; inoltre, molti/e rispondenti non hanno un’opinione certa riguardo alla problematicità dei rapporti tra l’università e la Turchia, Israele e USA, oppure ritengono che questi rapporti non siano un problema.

Quello che emerge da questa inchiesta, e quindi oggetto di questo dossier, è la necessità di chiarire i rapporti che l’istituzione universitaria contrae con l’apparato militare-industriale. Nel fare questo, ci si propone di mettere in luce come il modello dell’autonomia universitaria incida sulla qualità dell’attività didattica e di ricerca: quello che emerge è un’università, sempre più ostaggio di logiche aziendali e degli interessi delle imprese. In questo contesto, la presenza dell’apparato militare garantisce alle aziende del settore e agli eserciti di reggere la competizione internazionale nello sviluppo di tecnologie all’avanguardia, aumentando profitti e controllo.

Il primo capitolo ha lo scopo di descrivere l’università di oggi, caratterizzata da una autonomia finanziaria, didattica e amministrativa, le evidenti influenze di questa autonomia sulle attività di formazione e ricerca e le nuove prospettive presentate dal PNRR.

Il secondo capitolo entra nel merito delle relazioni tra università e guerra e analizza questa relazione sottolineando i legami tra la ricerca accademica, le industrie belliche e le istituzioni militari inquadratati all’interno del contesto internazionale. In particolare, nel terzo capitolo vengono prese in considerazione le collaborazioni delle università italiane con paesi come Israele, Turchia o Stati Uniti, materiali esecutori di politiche di aggressione e di apartheid, certo lontane da un fondamento etico che pure studenti e studentesse vorrebbero alla base dell’istituzione universitaria (come evidenziato dai risultati del questionario).

Infine, il quarto capitolo conclude il dossier portando alla luce un’altra grande contraddizione, quella tra capitale e ambiente. Le evidenti collaborazioni dell’università con l’industria bellica non prestano il fianco solo a “fare la guerra” ma anche ad una attività umana che devasta e saccheggia i territori. L’analisi sull’impatto ambientale della guerra e della militarizzazione dei territori viene analizzata alla luce dell’approvazione del PNRR, che propone una ristrutturazione della produzione, la famigerata green economy, ma al contempo non prevede in alcun senso un disinvestimento nella spesa militare devastante per i territori in cui si esplica e complessivamente per tutto l’ecosistema.

Calendario presentazioni (in aggiornamento)

TOUR DI PRESENTAZIONE DEL DOSSIER “UNIVERSITÀ E GUERRA”:

31 marzo La Sapienza, Roma

23 aprile, “C’è ancora bisogno di Resistenza” Contro le guerre imperialiste e la militarizzazione dei nostri territori, Milazzo

29 aprile Ragusa

3 maggio Monastero dei Benedettini, Università degli Studi di Catania, Catania

4 maggio Torino

5 maggio Milano, Unimi – FdP

9 maggio Padova

10 maggio Pisa

11 maggio Firenze

12 maggio, Università Scienze Politiche Milano

13 maggio, Genova

19 maggio, Bologna, Palermo

20 maggio, Modena

23 maggio, Trento

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Il Coordinamento Regionale dei comitati NO MUOS è un'aggregazione di comitati NO MUOS che si sono formati in Sicilia negli ultimi anni. Esso nasce dall'esigenza di dar vita ad una serie di iniziative comuni e diffuse riguardanti l'informazione sul MUOS e l'opposizione all'istallazione di questo impianto in modo da estendere quanto più possibile la mobilitazione sviluppata in ogni paese.

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