Movimento No Muos ricorre al Consiglio di Stato contro l’uso dei droni

Comunicato Giuristi democratici Roma

Domani 3 ottobre la IV Sezione del Consiglio di Stato affronterà la discussione sull’utilizzo di “droni” armati da parte delle Forze armate U.S.A., tramite la base di Sigonella, nonché sui costi di tali operazioni, che gravano anche sull’Italia, in base agli accordi del 2006 tra il Ministero della Difesa italiano e il Dipartimento della Difesa degli U.S.A. che riguardano le installazioni e le infrastrutture in uso alle Forze U.S.A nella base di Sigonella.

La questione è stata affrontata dal Centro Europeo per i Diritti Umani e Costituzionali (ECCHR), che ha chiesto l’accesso agli atti dell’accordo sia al Ministero della Difesa (Comando dell’Aeronautica militare) che al Garante della Trasparenza Amministrativa dello stesso Ministero.

Tale richiesta di accesso era finalizzata ad avere informazioni sugli atti autorizzativi e concessori che hanno consentito alle Forze Armate U.S.A., ad oggi, l’impiego di Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR , tra cui i “droni”), armati e non, nella base di Sigonella e i relativi costi, anche del personale impiegato nella base.

Alla richiesta è seguito un rifiuto motivato con il “ segreto di Stato” da parte delle Amministrazioni , che ha dato luogo, nel 2017, ad un Ricorso al Tar di Roma, il quale ha rigettato il ricorso , senza entrare nel merito della questione , ma dichiarando l’inammissibilità dell’atto ( Sent.12788/2017 pubblicata il 29/12/2017) per mancata chiamata in causa di un cointrointeressato, quale l’Amministrazione della Difesa degli U.S.A.

A tale decisione è stato opposto ricorso al Consiglio di Stato, al quale hanno aderito, e sono formalmente intervenute, l’Associazione ”Comitato NO MUOS No Sigonella” e l’Associazione denominata “Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili “(CILD)le quali hanno sostenuto le ragioni dell’ECCHR, chiedendo di annullare la sentenza del Tar e di ordinare al Ministero della Difesa di concedere l’esibizione dei documenti richiesti dall’ECCHR, in persona della Prof. Chantal Meloni.

Auspichiamo che la decisione che sarà adottata dal Supremo Collegio Amministrativo, renda fruibili ai cittadini italiani, come previsto dalla legge, i testi degli accordi che riguardano l’impegno dell’Italia nel blocco NATO, alla luce del rispetto dell’art.11 della nostra Costituzione, dove è fondamentale “il rifiuto della guerra”, anche nelle espressioni ed azioni concordate con Paesi della coalizione, ai soli fini difensivi.

Né le questioni legate ai costi di tali accordi hanno meno importanza alla luce dell’equilibrio dovuto tra le scelte politiche di impegno di spesa negli interventi sociali ed economici.

Sulle partenze dall’Italia, e in particolare dalla base di Sigonella, di droni armati usati dalle Forze USA, è sempre aperto un dibattito ,sin dal 2016, all’epoca degli interventi in Libia e, fino ad oggi, con gli attacchi della Turchia, in accordo con gli U.S.A., verso la Siria del Nord; bombardamenti che hanno coinvolto villaggi e zone dove vivono civili e anche combattenti kurdi contro i terroristi dell’Isis.

La conoscenza dei termini dell’accordo in relazione all’uso dei droni “armati” è molto importante e determinante per un Paese che ripudia la guerra, anche perché l’uso di tali strumenti dovrebbe essere autorizzato, di volta in volta, dal governo e dal Parlamento “solo a scopo di difesa, per proteggere le operazioni delle forze speciali americane”, così come fu disposto per le operazioni in Libia.

Riguardo ai costi, l’Istituto di ricerca sulla Pace di Stoccolma (SIPRI), ha rilevato che nel 2017 la NATO e i suoi 29 membri hanno speso più di 900 miliardi di dollari su un totale mondiale di oltre 1700, miliardi: quasi il 52% della quota mondiale.Ciò denota una pericolosa tendenza di spese a favore di strumenti di guerra e non di pace.

Anche tale controllo, da parte degli Enti che operano in difesa della Pace, è indispensabile per la permanenza del nostro Paese nell’Organizzazione della Nato, sempre più rivelatasi operatrice di guerra a fronte dell’iniziale Trattato per la collaborazione nel settore della difesa dei Paesi aderenti.

Roma 2 ottobre 2019

La notizia:

http://www.giuristidemocratici.it/Comunicati/post/20191003083717

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