Se la risposta alla crisi è un miliardo per nuovi sottomarini

Se la risposta alla crisi è un miliardo per nuovi sottomarini

Fincantieri annuncia il contratto con la Marina per costruire altri U-212. Una commessa varata nel silenzio. Che ripropone il dilemma sugli investimenti pubblici per tutelare l’occupazione

“Volete burro o cannoni?”, chiedeva Benito Mussolini alla vigilia dell’ultimo conflitto mondiale. Oggi invece la domanda potrebbe essere “Volete sottomarini o terapie intensive?”. E se la folla in camicia nera rispondeva entusiasticamente “Cannoni!”, adesso che siamo alle prese con il virus il quesito va affrontato con meno retorica e più concretezza.

La questione non è teorica. L’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono ha annunciato agli analisti finanziari: “Stiamo lavorando per chiudere nelle prossime settimane un contratto per la fornitura di due sommergibili per la Marina Italiana, più due in opzione”. La commessa vale 2 miliardi e 300 milioni di euro: la prima coppia di sottomarini costa 1.300 milioni, quella in opzione un altro miliardo. Come avviene da sempre per i programmi militari, la scelta di procedere con l’acquisto è stata presa alla fine del 2019 dal governo Conte senza alcun dibattito: il disinteresse di Parlamento e opinione pubblica per la materia è altissimo.

Adesso però le cose sono cambiate. Siamo davanti a un’emergenza senza precedenti nella storia contemporanea. Che tutti chiamano guerra, ma non si combatte con missili e siluri. Le armi vincenti sono tamponi, mascherine, tute protettive, strutture di isolamento, reparti di terapia intensiva e strumenti di monitoraggio. Ci viene spiegato che conviveremo a lungo con il virus e questo dovrebbe imporci nuove priorità. Ovvio che sarà necessario investire nella sanità pubblica, rivoluzionandone i criteri di vigilanza e le reti di prevenzione per impedire di venire nuovamente sorpresi dal riaccendersi dell’epidemia.

Allo stesso tempo sappiamo che è indispensabile sostenere l’occupazione. Il top manager di Fincantieri deve navigare in un mare tempestoso per garantire contratti alla sua azienda, che ha 8600 dipendenti e dà lavoro ad altre 50 mila persone dell’indotto. A 76 anni, Bono è il grande vecchio delle partecipazioni statali: si rende conto che il mercato delle crociere, business dominante nel bilancio della società, ha subìto un colpo devastante ed è difficile che si compreranno altri hotel galleggianti per le vacanze. “Stiamo combattendo per evitare la cancellazione degli ordini. In questo momento – ha osservato Bono – le società armatrici hanno le loro navi ferme e non hanno ricavi. Quindi lavoreremo con loro per mettere in campo le azioni necessarie per mitigare l’impatto della crisi”.

L’unica alternativa rapida nell’orizzonte di Fincantieri sono le vendite militari. Il contratto dei sottomarini, quindi, garantirà posti di lavoro qualificati. La Marina di questi mezzi ne ha già quattro: sono gli U-212 della classe Todaro costruiti su licenza tedesca, tra i più moderni al mondo. Ne vuole altri quattro per sostituire i vetusti Sauro: sono chiamati Near Future Submarine ossia il Sottomarino del futuro prossimo, leggermente più grandi e con più componenti Made in Italy. Un requisito formulato sulla base della situazione nel Mediterraneo, diventato il crocevia delle tensioni internazionali: l’espansione navale della Turchia di Erdogan, il ritorno della flotta russa, l’abbandono degli Stati Uniti hanno spinto per un potenziamento della nostra Marina.

Occupazione e difesa dell’interesse nazionale: motivazioni senza dubbio valide. Prima però che il Covid-19 sconvolgesse l’economia globale e paventasse il rischio di un impoverimento di massa. Prima che la pandemia mettesse in discussione i capisaldi della nostra vita. Nessuno sa quali saranno le strategie migliori per la ripresa. C’è chi fa riferimento alla Grande Depressione del 1929 e invoca investimenti statali massicci, come quelli del New Deal statunitense o, su scala minore, quelli che in Italia portarono alla nascita dell’Iri, l’Istituto appunto per la ricostruzione industriale. Qualunque siano le scelte, però, forse è venuto il momento di discutere meglio sull’utilizzo delle risorse pubbliche. Perché mai come ora le decisioni devono essere condivise e non avvenire nelle stanze chiuse del Palazzo.

Tratto da: https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2020/04/02/news/miliardo_sottomarini-252957644/

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